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<<Include(NuoviStrumentiWiki/PaginaDiProva)>>
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<<Informazioni(forum="http://forum.ubuntu-it.org/viewtopic.php?t=636196"; rilasci="14.04 16.04 18.04 20.04 22.04")>>
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<<Informazioni(forum="http://forum.ubuntu-it.org/viewtopic.php?f=46&t=595988"; rilasci="16.04 14.04")>> = Introduzione =
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= Raspberry Pi = Questa guida contiene le informazioni per accedere ad una installazione di Ubuntu attraverso '''chroot''' ('''Ch'''ange '''root'''). Quest'ultima è un'utilità dei sistemi [[https://it.wikipedia.org/wiki/Unix-like|unix-like]] in grado di cambiare root directory apparente, così da creare un nuovo ambiente logicamente separato dalla root del sistema principale.
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Il '''Raspberry Pi''' è un [[http://it.wikipedia.org/wiki/Scheda_elettronica#Single-board_computer|single-board computer]] sviluppato dalla [[http://en.wikipedia.org/wiki/Raspberry_Pi_Foundation|Raspberry Pi Foundation]]. In altre parole, con il '''chroot''' è possibile accedere ad un secondo sistema presente nel computer e utilizzarlo tramite [[AmministrazioneSistema/Terminale|riga di comando]]. Si potrà quindi eseguire qualunque azione sul sistema avviato da chroot operando da terminale aperto da un altro sistema '''GNU/Linux''' oppure da sessione '''[[Installazione#Creazione_e_avvio_del_supporto_di_installazione|live]]'''.
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Con l'uscita del '''[[http://www.raspberrypi.org/products/raspberry-pi-2-model-b/|Raspberry Pi 2 Model B]]''', dotato di processore ARM Cortex-A7 (quad-core 900MHz) e 1 GB di memoria RAM, è ora più agevole installarvi Ubuntu.<<BR>>
In questa guida sono descritte le procedure per installare le versioni di Ubuntu adatte a questa piattaforma hardware.
Il '''chroot''' può avere diverse applicazioni. Ad esempio può rivelarsi utile:
 * per riparare un sistema al quale è impossibile accedere, specialmente quando non è sufficiente eseguire semplici modifiche ai file, ma occorre svolgere operazioni avanzate come l'esecuzione di programmi dal sistema danneggiato (un tipico esempio è il [[AmministrazioneSistema/Grub/Ripristino|ripristino di GRUB]]).
 * per accedere rapidamente ad un altro sistema presente sulla stessa macchina senza lasciare quello già avviato.
 * in certi casi, come alternativa alla [[Virtualizzazione|virtualizzazione]].
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||<tablestyle="text-align: justify; width:63%;" style="border:none;" 5%><<Immagine(Icone/Piccole/note.png,,center)>> ||<style="padding:0.5em; border:none;">''Questa guida è applicabile per i modelli Raspberry Pi 2 e 3, ma non al precedente Raspberry Pi. || Altre caratteristiche varie del '''chroot''' sono le seguenti:
 * Richiede che i due sistemi siano della medesima architettura (è utile tenerlo a mente in caso di utilizzo da sessione ''live'').
 * Viene adoperato il kernel del sistema di partenza (non di quello a cui si effettua l'accesso).
 * Non è possibile l'apertura simultanea di più sistemi con chroot.
 * È possibile operare anche tra distribuzioni GNU/Linux differenti (ad esempio, è possibile utilizzare Fedora o Arch operando da terminale per accedere ad un Ubuntu e viceversa). Ovviamente, una volta entrati in sessione chroot, bisognerà utilizzare i comandi specifici della distribuzione su cui si è eseguito l'accesso.
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= Requisiti hardware = <<Anchor(preliminari)>>
= Operazioni preliminari =
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 * Raspberry Pi 2 model B oppure Raspberry Pi 3 model B
 * Micro SD di almeno 4 GB (8 GB per Ubuntu MATE oppure se si ha intenzione di utilizzare un [[AmbienteGrafico/AmbientiDesktop|ambiente grafico]])
 * Mouse e tastiera
 * Schermo o tv con ingresso HDMI
 * Connessione ad internet tramite cavo LAN
 0. Avviare la '''Live''' di '''Ubuntu''' oppure l'altro sistema GNU/Linux presente nel computer.
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||<tablestyle="text-align: justify; width:100%;" style="border:none;" 5%><<Immagine(Icone/Piccole/note.png,,center)>> ||<style="padding:0.5em; border:none;">''Se il proprio schermo o tv non non dispongono di ingresso HDMI, è possibile utilizzare degli adattatori per collegarli ad una delle uscite video del Raspberry. Ad esempio è possibile utilizzare un adattatore da HDMI a DVI o un adattatore da uscita video composita con audio stereo a RGB/Scart/VGA e audio.''||  0. [[Hardware/DispositiviPartizioni/IndividuarePartizioni|Individuare]] il file system e tutte le partizione su cui è installato il sistema e prenderne nota.<<BR>>Infatti, a seconda delle operazioni che si desidera eseguire, potrebbe essere necessario individuare:
  * Partizione [[AmministrazioneSistema/Uefi|EFI]], se presente.
  * Eventuali [[Hardware/DispositiviPartizioni/SpostareHomePartizioneSeparata|partizioni separate]] per `/boot`, `/home`, `/var` ecc.
Linea 28: Linea 35:
||<tablestyle="text-align: justify; width:100%;" style="border:none;" 5%><<Immagine(Icone/Grandi/info.png,,center)>> ||<style="padding:0.5em; border:none;">L'utilizzo di una scheda micro SD veloce (ad esempio classe 10) riduce i tempi di installazione e aumenta le prestazioni del sistema installato. || {{{#!wiki important
Di seguito verranno mostrati comandi con nomi fittizi delle partizioni. Sostituirli con quelli reali, individuati precedentemente.
}}}
Linea 30: Linea 39:
<<Anchor(versioni)>>
= Versioni - download =
<<Anchor(accesso)>>
= Accesso al sistema =
Linea 33: Linea 42:
== Snappy Ubuntu Core ==  0. Prima di accedere al sistema occorre [[AmministrazioneSistema/ComandiBase#Gestione_del_filesystem|montare]] la relativa partizione di sistema (quella di ''root'', più altre se necessario). Digitare nel [[AmministrazioneSistema/Terminale|terminale]] uno dei comandi descritti successivamente.
  * Per partizioni con file system ''ext4'':{{{
sudo mount -t ext4 /dev/sda3 /mnt
}}}
  * Per partizioni con file system ''btrfs'':{{{
sudo mount -t btrfs -o subvol=@ /dev/sda3 /mnt
}}}
 {{{#!wiki note
L'esempio precedente è relativo ad un sistema ''btrfs'' con due [[Hardware/DispositiviPartizioni/Btrfs/Introduzione#Presentazione_subvolume|subvolumi]], impostazione predefinita di Ubuntu e di altre distribuzioni GNU/Linux.<<BR>>
Qualora invece non siano impostati subvolumi, può essere omessa l'opzione `-o subvol=@`. Tuttavia nei comandi successivi andrà specificato il punto di mount diverso da `/mnt`, anche per le relative sotto-directory (ad esempio `/mnt/@` con sotto-directory `/mnt/@/boot/efi/` ecc.).
}}}
Linea 35: Linea 54:
[[http://developer.ubuntu.com/en/snappy|Snappy Ubuntu Core]] è una versione dedicata agli sviluppatori, concepita per il cloud e [[http://it.wikipedia.org/wiki/Internet_delle_cose|IoT]]. È un sistema '''server minimale''' con le ultime librerie di Ubuntu. È riconosciuta dalla '''Raspberry Pi Foundation''' come sistema operativo di terze parti.
 
 * [[http://people.canonical.com/~platform/snappy/raspberrypi2/ubuntu-15.04-snappy-armhf-rpi2.img.xz|Download 15.04]]
 0. Se presente, montare l'eventuale partizione '''EFI''' (saltare questo passaggio se non necessario). A tal fine digitare:{{{
sudo mount -t vfat /dev/sda2 /mnt/boot/efi/
}}}
Linea 39: Linea 58:
== Ubuntu MATE ==  <<Anchor(mount)>>
 0. Montare in `/mnt` anche le directory virtuali `/dev`, `/proc`, `/sys` e `/run` con il comando:{{{
for i in dev proc sys run; do sudo mount --bind /$i /mnt/$i; done
}}}
Linea 41: Linea 63:
Flavor ufficiale di Ubuntu con ambiente grafico [[AmbienteGrafico/Mate|MATE]], ha una [[https://ubuntu-mate.org/raspberry-pi|versione dedicata]] per Raspberry Pi. Costruita su Ubuntu armhf, è riconosciuta dalla '''Raspberry Pi Foundation''' come sistema operativo di terze parti.  0. Effettuare il '''chroot''' sul sistema montato digitando: {{{
sudo chroot /mnt
}}}
Linea 43: Linea 67:
 * [[https://ubuntu-mate.r.worldssl.net/raspberry-pi/ubuntu-mate-16.04-desktop-armhf-raspberry-pi.img.xz|Download 16.04 per Raspberry Pi 2 e Raspberry Pi 3]] (altri mirror e torrent all'interno della pagina ufficiale) Arrivati a questo punto, all'interno dell'ambiente '''chroot''' sarà possibile effettuare qualsiasi operazione sull'altro sistema tramite [[AmministrazioneSistema/Terminale|terminale]] (ad esempio installare/rimuovere/aggiornare pacchetti, modificare o eliminare file, ripristinarne il corretto avvio ecc.).
Linea 45: Linea 69:
== Ubuntu ==
È costituita da un sistema server minimale, senza ambiente grafico. Al momento la versione di Ubuntu 16.04 supporta ufficialmente solo il Raspberry Pi 2. Tuttavia è disponibile una versione della comunità per Raspberry P 3, non supportata da Canonical (costruita utilizzando pacchetti modificati di Xenial disponibili attraverso un [[https://launchpad.net/~ubuntu-raspi2/+archive/ubuntu/ppa-rpi3|PPA dedicato]]). <<BR>>
È anche disponibile la precedente immagine di Ubuntu 14.04 con '''kernel 3.18''', creata anch'essa dalla comunità di Ubuntu e non supportata ufficialmente.
{{{#!wiki important
Quando è in uso chroot si ottiene l'accesso come [[AmministrazioneSistema/PrivilegiDiAmministrazione|root]]. Quindi prestare particolare attenzione ai comandi che vengono eseguiti.<<BR>>Si ricorda che __non__ occorre anteporre «`sudo`» a nessun comando.
}}}
Linea 49: Linea 73:
 * [[http://cdimage.ubuntu.com/ubuntu/releases/16.04/release/ubuntu-16.04-preinstalled-server-armhf+raspi2.img.xz|Download 16.04 per Raspberry Pi 2]]
 * [[http://www.finnie.org/software/raspberrypi/ubuntu-rpi3/ubuntu-16.04-preinstalled-server-armhf+raspi3.img.xz|Download 16.04 per Raspberry Pi 3]] (versione della comunità)
 * [[http://www.finnie.org/software/raspberrypi/2015-03-02-ubuntu-trusty.zip|Download 14.04]] (versione della comunità)
<<Anchor(abbandono)>>
= Uscita dal sistema =
Linea 53: Linea 76:
||<tablestyle="text-align: justify; width:100%;" style="border:none;" 5%><<Immagine(Icone/Piccole/warning.png,,center)>> ||<style="padding:0.5em; border:none;">'''Per la versione 14.04 non sono più garantiti gli aggiornamenti di sicurezza del kernel. Se non strettamente necessario, si raccomanda di installare la versione 16.04.'''||  0. Uscire dal '''chroot''' premendo la combinazione di tasti '''Ctrl+D''' o con il comando:{{{
exit
}}}
 0. Se necessario, [[AmministrazioneSistema/ComandiBase#cd|spostarsi]] in `~`:{{{
cd ~
}}}
 0. Smontare tutte le directory virtuali con il comando:{{{
for i in /dev /proc /sys /run /; do sudo umount -l /mnt$i; done
}}}
 0. Se presente, smontare anche l'eventuale partizione '''EFI''' (saltare il passaggio se non necessario):{{{
sudo umount /dev/sda2 /mnt/boot/efi/
}}}
 0. Smontare infine la partizione di sistema sulla quale si è operato, digitando il comando:{{{
sudo umount /dev/sda3 /mnt
}}}
Linea 55: Linea 92:
<<Anchor(install)>>
= Installazione =
Per accedere normalmente all'altro sistema riavviare come di consueto il computer oppure terminare la sessione ''Live''.
Linea 58: Linea 94:
||<tablestyle="text-align: justify; width:100%;" style="border:none;" 5%><<Immagine(Icone/Piccole/warning.png,,center)>> ||<style="padding:0.5em; border:none;">'''La procedura di installazione cancellerà tutti i dati precedentemente presenti sulla SD o sul dispositivo indicato.'''|| = Risoluzione problemi =
Linea 60: Linea 96:
Per installare su '''Raspberry Pi''' le versioni di '''Ubuntu''' elencate in precedenza, è necessario scrivere su scheda Micro SD i relativi file di immagine con estensione `.img`, scaricabili dai relativi link di download. == Connessione ai repository non riuscita ==
Linea 62: Linea 98:
Per la scrittura di file `.img` seguire le indicazioni contenute in [[Installazione/DaImg#Scrivere_un_file_IMG|questa guida]] (la pagina contiene istruzioni sia per sistemi Gnu-Linux, sia per Windows e Mac). Se provando ad aggiornare il sistema appare un output simile al seguente:{{{
root@notebook:/# apt update
Ignorato:1 http://security.ubuntu.com/ubuntu jammy-security InRelease
Ignorato:2 http://it.archive.ubuntu.com/ubuntu jammy InRelease
Ignorato:3 http://it.archive.ubuntu.com/ubuntu jammy-updates InRelease


W: Impossibile recuperare http://it.archive.ubuntu.com/ubuntu/dists/jammy-updates/InRelease Risoluzione di "it.archive.ubuntu.com" temporaneamente non riuscita
W: Impossibile recuperare http://it.archive.ubuntu.com/ubuntu/dists/jammy-backports/InRelease Risoluzione di "it.archive.ubuntu.com" temporaneamente non riuscita

}}}
digitare il seguente comando:{{{
ln -sf /run/systemd/resolve/stub-resolv.conf /etc/resolv.conf
}}}
e riprovare l'aggiornamento.
Linea 64: Linea 114:
||<tablestyle="text-align: justify; width:100%;" style="border:none;" 5%><<Immagine(Icone/Piccole/note.png,,center)>> ||<style="padding:0.5em; border:none;">''Dopo la scrittura del file `.img`, solitamente rimane dello spazio non allocato sulla scheda SD, situato a destra della partizione con filesystem ext4 (ovvero quella su cui è installato il sistema). Qualora lo si desideri, è possibile estendere a destra la partizione prima di estrarre la scheda SD dal computer. A tale scopo possono essere usati comuni strumenti quali [[http://www.gnu.org/software/parted/|Parted]] o [[Hardware/DispositiviPartizioni/PartizionamentoManuale|GParted]].''|| == Assenza connessione alla rete ==
Linea 66: Linea 116:
= Primo avvio e configurazione = In rari casi potrebbe capitare che il '''chroot''' non riesca a navigare in rete. Per verificare se è causato dal non funzionamento della connessione, digitare il comando:{{{
ping -c 4 ubuntu.com
}}}
Un output simile al seguente indica il non funzionamento della connessione alla rete:{{{
ping: ubuntu.com: Nome o servizio sconosciuto
}}}
Linea 68: Linea 123:
== Snappy Ubuntu Core ==
 
Consultare la guida (in inglese) disponibile in [[http://developer.ubuntu.com/en/snappy/guides/|questa pagina]].
Per aggirare il problema eseguire la seguente procedura:
Linea 72: Linea 125:
== Ubuntu MATE ==

 Eseguire i seguenti passaggi:
  0. Inserire la scheda SD nel '''Raspberry Pi''', accenderlo e attendere che venga caricata la schermata dell'[[Installazione/Standard#Installazione|installazione guidata]].
  0. Seguire la procedura guidata inserendo quando richiesto: lingua desiderata, località, disposizione della tastiera, informazioni personali ecc. (nell'installazione guidata saranno omessi i passaggi relativi al '''Tipo di installazione''').
  0. Terminata la procedura ed effettuato il login, comparirà lo strumento '''Welcome to Ubuntu MATE''' che fornisce all'utente informazioni sul progetto, nonché le prime nozioni sul funzionamento del sistema e la sua configurazione.

 ||<tablestyle="text-align: justify; width:100%;" style="border:none;" 5%><<Immagine(Icone/Grandi/info.png,,center)>> ||<style="padding:0.5em; border:none;">Nella precedente versione 15.04 era presente un bug a causa del quale il primo avvio si interrompeva con il messaggio: '''[FAILED] Failed to start oem-config.service. See "systemctl status oem-config.service" for details.'''. Qualora si verifichi il medesimo problema, premere la combinazione di tasti '''Ctrl+Alt+Canc''' per riavviare il sistema. Il caricamento avverrà questa volta senza errori. Eseguire quindi l'accesso selezionando l'account utente creato in precedenza, qualora al login compaia l'account ''oem-config.service''.||

 Completati i passaggi descritti sopra, seguendo la procedura prevista per Ubuntu, sarà possibile a piacimento [[Installazione/RaspberryPi/ConfigurazioneUbuntu14.04#Ridimensionamento_partizioni|creare la swap]]. Saranno invece già installati i driver per l'accelerazione video e per architetture videocore, il pacchetto linux-firmware per gli adattatori wi-fi, il server SSH.

== Ubuntu ==

Per informazioni relative al primo avvio e alla configurazione di '''Ubuntu 14.04 e 16.04 per Raspberry Pi''' consultare la [[Installazione/RaspberryPi/ConfigurazioneUbuntu14.04|guida dedicata]].

= Avanzamento di versione =

L'avanzamento di versione attraverso le [[Installazione#Avanzamento_di_versione|normali procedure]] potrebbe rendere inutilizzabile il sistema. <<BR>>
Nel caso di rilascio di nuove versioni di Ubuntu per Raspberry Pi, salvo diverse indicazioni nelle documentazioni ufficiali dei singoli progetti, si consiglia di salvare i propri dati e procedere con l'installazione del nuovo rilascio attraverso file `.img`.
 0. [[#abbandono|Uscire]] dal '''chroot'''.
 0. Ripetere la procedura di [[#accesso|accesso]] al '''chroot''' fino a questo [[#mount|passaggio]].
 0. Montare separatamente la directory `/etc/resolv.conf`, digitando il seguente comando:{{{
sudo mount --bind /etc/resolv.conf /mnt/etc/resolv.conf
}}}
 0. Eseguire il '''chroot''' come descritto nel passaggio successivo.
Linea 94: Linea 134:
 * [[https://www.raspberrypi.org/|Sito ufficiale del produttore]]
 * [[https://launchpad.net/ubuntu/+source/linux-raspi2|Kernel ARM specifico per Raspberry Pi su Launchpad]]
 * [[https://developer.ubuntu.com/en/snappy|Pagina ufficiale di Snappy Ubuntu]]
 * [[https://ubuntu-mate.org/raspberry-pi|Pagina ufficiale di Ubuntu MATE per Raspberry Pi 2]]
 * [[https://wiki.ubuntu.com/ARM/RaspberryPi|Wiki internazionale]]
 * [[http://www.finnie.org/2015/02/16/raspberry-pi-2-update-ubuntu-14-04-image-available|Ubuntu 14.04 per Raspberry Pi 2 (annuncio su blog personale di Ryan Finnie)]]
 * [[https://ubuntu-pi-flavour-maker.org/|Ubuntu Pi Flavour Maker (progetto della comunità)]]
 * [[https://en.wikipedia.org/wiki/Chroot|Pagina enciclopedica]]
 * [[https://wiki.debian.org/it/chroot|Wiki di Debian]]
 * [[Programmazione/DebootstrapChroot|Guida a debootstrap]]
 * [[AmministrazioneSistema/ComandiBase#Gestione_del_filesystem|Comandi per montare partizioni]]
 * [[AmministrazioneSistema/Grub|Guide su GRUB]]
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CategoryInstallazioneSistema ##CategoryAmministrazione
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CategoryHomepage CategoryNuoviDocumenti


Attenzione! Questa è una Pagina di prova. Le informazioni riportate potrebbero essere incomplete, errate e potenzialmente pericolose. Per contribuire alla realizzazione di questa pagina consultare la discussione di riferimento.

Guida verificata con Ubuntu: 22.04

Problemi in questa pagina? Segnalali in questa discussione

Introduzione

Questa guida contiene le informazioni per accedere ad una installazione di Ubuntu attraverso chroot (Change root). Quest'ultima è un'utilità dei sistemi unix-like in grado di cambiare root directory apparente, così da creare un nuovo ambiente logicamente separato dalla root del sistema principale.

In altre parole, con il chroot è possibile accedere ad un secondo sistema presente nel computer e utilizzarlo tramite riga di comando. Si potrà quindi eseguire qualunque azione sul sistema avviato da chroot operando da terminale aperto da un altro sistema GNU/Linux oppure da sessione live.

Il chroot può avere diverse applicazioni. Ad esempio può rivelarsi utile:

  • per riparare un sistema al quale è impossibile accedere, specialmente quando non è sufficiente eseguire semplici modifiche ai file, ma occorre svolgere operazioni avanzate come l'esecuzione di programmi dal sistema danneggiato (un tipico esempio è il ripristino di GRUB).

  • per accedere rapidamente ad un altro sistema presente sulla stessa macchina senza lasciare quello già avviato.
  • in certi casi, come alternativa alla virtualizzazione.

Altre caratteristiche varie del chroot sono le seguenti:

  • Richiede che i due sistemi siano della medesima architettura (è utile tenerlo a mente in caso di utilizzo da sessione live).

  • Viene adoperato il kernel del sistema di partenza (non di quello a cui si effettua l'accesso).
  • Non è possibile l'apertura simultanea di più sistemi con chroot.
  • È possibile operare anche tra distribuzioni GNU/Linux differenti (ad esempio, è possibile utilizzare Fedora o Arch operando da terminale per accedere ad un Ubuntu e viceversa). Ovviamente, una volta entrati in sessione chroot, bisognerà utilizzare i comandi specifici della distribuzione su cui si è eseguito l'accesso.

Operazioni preliminari

  1. Avviare la Live di Ubuntu oppure l'altro sistema GNU/Linux presente nel computer.

  2. Individuare il file system e tutte le partizione su cui è installato il sistema e prenderne nota.
    Infatti, a seconda delle operazioni che si desidera eseguire, potrebbe essere necessario individuare:

Di seguito verranno mostrati comandi con nomi fittizi delle partizioni. Sostituirli con quelli reali, individuati precedentemente.

Accesso al sistema

  1. Prima di accedere al sistema occorre montare la relativa partizione di sistema (quella di root, più altre se necessario). Digitare nel terminale uno dei comandi descritti successivamente.

    • Per partizioni con file system ext4:

      sudo mount -t ext4 /dev/sda3 /mnt
    • Per partizioni con file system btrfs:

      sudo mount -t btrfs -o subvol=@ /dev/sda3 /mnt

    L'esempio precedente è relativo ad un sistema btrfs con due subvolumi, impostazione predefinita di Ubuntu e di altre distribuzioni GNU/Linux.
    Qualora invece non siano impostati subvolumi, può essere omessa l'opzione -o subvol=@. Tuttavia nei comandi successivi andrà specificato il punto di mount diverso da /mnt, anche per le relative sotto-directory (ad esempio /mnt/@ con sotto-directory /mnt/@/boot/efi/ ecc.).

  2. Se presente, montare l'eventuale partizione EFI (saltare questo passaggio se non necessario). A tal fine digitare:

    sudo mount -t vfat /dev/sda2 /mnt/boot/efi/

  3. Montare in /mnt anche le directory virtuali /dev, /proc, /sys e /run con il comando:

    for i in dev proc sys run; do sudo mount --bind /$i /mnt/$i; done
  4. Effettuare il chroot sul sistema montato digitando:

    sudo chroot /mnt

Arrivati a questo punto, all'interno dell'ambiente chroot sarà possibile effettuare qualsiasi operazione sull'altro sistema tramite terminale (ad esempio installare/rimuovere/aggiornare pacchetti, modificare o eliminare file, ripristinarne il corretto avvio ecc.).

Quando è in uso chroot si ottiene l'accesso come root. Quindi prestare particolare attenzione ai comandi che vengono eseguiti.
Si ricorda che non occorre anteporre «sudo» a nessun comando.

Uscita dal sistema

  1. Uscire dal chroot premendo la combinazione di tasti Ctrl+D o con il comando:

    exit
  2. Se necessario, spostarsi in ~:

    cd ~
  3. Smontare tutte le directory virtuali con il comando:

    for i in /dev /proc /sys /run /; do sudo umount -l /mnt$i; done
  4. Se presente, smontare anche l'eventuale partizione EFI (saltare il passaggio se non necessario):

    sudo umount /dev/sda2 /mnt/boot/efi/
  5. Smontare infine la partizione di sistema sulla quale si è operato, digitando il comando:

    sudo umount /dev/sda3 /mnt

Per accedere normalmente all'altro sistema riavviare come di consueto il computer oppure terminare la sessione Live.

Risoluzione problemi

Connessione ai repository non riuscita

Se provando ad aggiornare il sistema appare un output simile al seguente:

root@notebook:/# apt update
Ignorato:1 http://security.ubuntu.com/ubuntu jammy-security InRelease
Ignorato:2 http://it.archive.ubuntu.com/ubuntu jammy InRelease
Ignorato:3 http://it.archive.ubuntu.com/ubuntu jammy-updates InRelease
W: Impossibile recuperare http://it.archive.ubuntu.com/ubuntu/dists/jammy-updates/InRelease  Risoluzione di "it.archive.ubuntu.com" temporaneamente non riuscita
W: Impossibile recuperare http://it.archive.ubuntu.com/ubuntu/dists/jammy-backports/InRelease  Risoluzione di "it.archive.ubuntu.com" temporaneamente non riuscita

digitare il seguente comando:

ln -sf /run/systemd/resolve/stub-resolv.conf /etc/resolv.conf

e riprovare l'aggiornamento.

Assenza connessione alla rete

In rari casi potrebbe capitare che il chroot non riesca a navigare in rete. Per verificare se è causato dal non funzionamento della connessione, digitare il comando:

ping -c 4 ubuntu.com

Un output simile al seguente indica il non funzionamento della connessione alla rete:

ping: ubuntu.com: Nome o servizio sconosciuto

Per aggirare il problema eseguire la seguente procedura:

  1. Uscire dal chroot.

  2. Ripetere la procedura di accesso al chroot fino a questo passaggio.

  3. Montare separatamente la directory /etc/resolv.conf, digitando il seguente comando:

    sudo mount --bind /etc/resolv.conf /mnt/etc/resolv.conf
  4. Eseguire il chroot come descritto nel passaggio successivo.

Ulteriori risorse


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