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Questo è il numero 12 del 2026, riferito alla settimana che va da lunedì 22 marzo a domenica 29 marzo. Per qualsiasi commento, critica o lode, contattaci attraverso la mailing list del gruppo promozione.
Notizie da Ubuntu
Rilasciata Ubuntu 26.04 Beta
La versione beta di Ubuntu 26.04 LTS Resolute Raccoon è ora disponibile per il download, un mese prima del rilascio della versione stabile previsto per il 23 aprile 2026.
Ubuntu 26.04 LTS funziona con l'ultima release candidate del kernel Linux 7.0 (non ancora rilasciata), include la nuova versione desktop GNOME 50 e aggiunge un paio di nuove applicazioni predefinite, tra cui una nuova utility di monitoraggio del sistema.
Tra le modifiche visive introdotte figurano una serie di nuove icone colorate per le cartelle, una Dock di Ubuntu completamente opaca, un nuovo sfondo predefinito e, sebbene un po' più difficile da notare, una nuova animazione di avvio che viene riprodotta durante l'avvio del sistema. Ubuntu 26.04 LTS presenta alcune modifiche visive degne di nota.
Sul lato server, i pacchetti del firmware del kernel vengono suddivisi da un singolo pacchetto di grandi dimensioni a un insieme di diciassette pacchetti specifici per ciascun fornitore. Ciò riduce la quantità di banda necessaria per gli aggiornamenti futuri (e consente di liberare spazio su disco rimuovendo i driver per l'hardware non presente).
È ora disponibile una serie di nuovi pacchetti da installare dagli archivi di Ubuntu, tra cui i pacchetti AMD ROCm e NVIDIA CUDA e strumenti per carichi di lavoro di intelligenza artificiale, e OpenJDK 25 è la nuova versione predefinita (le versioni precedenti rimangono disponibili).
Una panoramica generale di Ubuntu 26.04 LTS:
- Kernel Linux 7.0 – Prossima versione stabile del kernel
- Nuovi driver per GPU: NVIDIA 590 e Mesa 26.0.2
- GNOME 50 – VRR, ridimensionamento delle app X11 legacy e nuovi controlli parentali
- Nuove app predefinite: Monitoraggio risorse di sistema e lettore video Showtime
- Ricerca app Web e Snap in Panoramica – Disabilitabile
- Nautilus – Caricamento rapido delle miniature, completamento automatico del percorso senza distinzione tra maiuscole e minuscole
- Centro sicurezza – Impostazioni di Ubuntu Pro , modifica del PIN TPM
- App Center – Gestione dei pacchetti DEB e altro ancora
- Aggiornamento del tema Yaru: nuove icone per le cartelle, nuovo indicatore di avvio, testo dell'interfaccia utente più in grassetto
- Impostazioni – Vari ritocchi + nuovo pannello di controllo della telemetria di Ubuntu
- Dock di Ubuntu – Non più trasparente
- Programma di installazione del sistema operativo: piccole modifiche di design/testo, nuova diapositiva sulla telemetria
Modifiche interne:
- Feedback sulla password per sudo: ora vengono visualizzati degli asterischi durante la digitazione della password
- Apt – completamento automatico di bash esteso, why/ why-not e altro
- TPM/FDE – richiesta di aggiornamento del firmware se è necessaria la chiave di ripristino dopo il riavvio
- Ubuntu Insights – il report viene generato durante gli aggiornamenti del sistema operativo (Desktop, WSL)
- Server orario: aggiornato a Chrony 4.8
Rimozioni:
- Aggiornamenti software: questa utility non è più preinstallata
Sono incluse anche numerose modifiche minori, meno evidenti o di minore impatto. Trattandosi di una versione beta, nulla è ancora definitivo o risolto e ulteriori perfezionamenti e persino nuove funzionalità potrebbero ancora arrivare.
Qualcuno ha già notato alcuni bug: una spaziatura anomala tra le icone delle app quando si visualizzano le cartelle delle app nella griglia delle app; Document Viewer (noto anche come Papers) si blocca quando vengono attivati i nuovi strumenti di scrittura a mano; i risultati di Snap App nella Panoramica non vengono visualizzati in modo affidabile.
Inoltre, le modifiche sopra elencate riguardano solo le novità introdotte dalla versione 25.10 dello scorso ottobre. Chi proviene da Ubuntu 24.04 LTS otterrà un aggiornamento cumulativo di tutte le aggiunte presenti in Ubuntu 24.10, Le versioni beta non sono pensate per l'uso quotidiano e non devono essere considerate affidabili. Sebbene siano più stabili rispetto a una versione definitiva, non sono ancora pronte per l'utilizzo in produzione. Se l'idea di bug e finestre di dialogo di errore vi spaventa, aspettate la versione stabile.
Se volete effettuare l'aggiornamento da Ubuntu 24.04 LTS, tenete presente che Ubuntu non dispone di una sessione desktop X11/Xorg, poiché GNOME ha abbandonato il supporto per tale ambiente. Le applicazioni legacy non sono interessate, in quanto funzionano su Wayland tramite Xwayland. Se l'accesso a un server grafico X11/Xorg completo è irrinunciabile, si potrebbe valutare l'utilizzo di una distribuzione diversa (ad esempio, Lubuntu, che utilizza ancora X11 nella versione 26.04 LTS). È possibile scaricare Ubuntu 26.04 dal server di rilascio di Ubuntu per PC Intel/AMD a 64 bit. Sono disponibili anche un'immagine ARM generica (che potrebbe non funzionare su tutti i dispositivi) e un'immagine preinstallata per dispositivi Raspberry Pi (la versione per Pi funziona meglio che mai, secondo la mia esperienza).
Se scegliete di installare questa versione, potete aggiornare facilmente Ubuntu 25.10 beta alla versione stabile finale: basta installare gli aggiornamenti software man mano che vengono rilasciati. Entro il 23 aprile 2026, avrete la stessa esperienza di base come se aveste effettuato un'installazione pulita. Per chi preferisce Ubuntu con un'interfaccia diversa, sono disponibili anche versioni beta di altre distribuzioni Ubuntu, tra cui Lubuntu 26.04 con LXQt 2.3.0, Xubuntu 26.04 con Xfce 4.20.1 e Kubuntu 26.04 con KDE Plasma 6.6.
Fonte: omgubuntu.co.uk
Ubuntu rivoluziona GRUB: meno funzionalità, più sicurezza (ma non senza polemiche)
Nel mondo Linux anche i cambiamenti più piccoli possono avere un impatto e risvolto enorme. Questo è quello che sta accadendo con la proposta di Canonical per le future versioni di Ubuntu. Una profonda revisione del bootloader GRUB, pensata per migliorare la sicurezza del processo di avvio, ma che al tempo stesso potrebbe cambiare radicalmente alcune configurazioni avanzate utilizzate dagli utenti più esperti, in particolare quelle legate al Secure Boot, LUKS e filesystem complessi. L’idea alla base è tanto semplice quanto drastica e riguarda l'aspetto di ridurre il numero di funzionalità presenti nella versione “firmata” di GRUB, quella utilizzata quando è attivo il Secure Boot, così da diminuire la cosiddetta superficie d’attacco, ovvero tutte quelle parti di codice che potrebbero contenere vulnerabilità sfruttabili prima ancora che il sistema operativo venga caricato. Il punto centrale della proposta riguarda proprio il fatto che GRUB opera in una fase estremamente delicata del sistema, quella del pre-boot, dove non sono ancora attivi i meccanismi di protezione del kernel Linux e, questo significa che qualsiasi componente superfluo - come parser per filesystem, immagini o sistemi di cifratura - può rappresentare un potenziale rischio, anche se non utilizzato direttamente dall’utente. Per questo motivo Canonical sta valutando di rimuovere il supporto a numerose tecnologie dal GRUB firmato, tra cui: filesystem come Btrfs, ZFS e XFS o ancora al supporto a LVM e, soprattutto, la possibilità di utilizzare una partizione /boot cifrata con LUKS, una scelta che ha subito acceso il dibattito nella community.
È importante però chiarire un aspetto fondamentale, prima di fraintendere. Queste tecnologie non verranno eliminate da Ubuntu in generale, ma solo dal percorso di avvio gestito da GRUB con Secure Boot (quando attivo), il che significa che continueranno a funzionare normalmente una volta che il sistema è avviato, mentre il cambiamento riguarda esclusivamente il modo in cui il sistema raggiunge il kernel. In pratica, per garantire compatibilità con il nuovo approccio, i sistemi dovranno adottare una configurazione più semplice, tipicamente con una partizione /boot non cifrata in ext4, lasciando al kernel e agli strumenti di sistema il compito di gestire cifratura e complessità dopo il boot. Dal punto di vista della sicurezza tutto fila liscio, perché avere meno codice significa anche avere meno possibilità di bug, e questo è particolarmente rilevante in un contesto come quello del Secure Boot, una tecnologia pensata per impedire l’esecuzione di codice non firmato durante l’avvio e quindi proteggere il sistema da malware a basso livello. Tuttavia, proprio questa semplificazione porta con sé alcune conseguenze pratiche non trascurabili, soprattutto per chi utilizza configurazioni avanzate. Ad esempio, sistemi con /boot cifrato o integrato in LVM potrebbero non essere più aggiornabili alle future versioni, creando quello che alcuni definiscono un vero e proprio "blocco dell’upgrade". Non sorprende quindi che la proposta abbia generato reazioni contrastanti, dove da un lato c’è chi vede in questo cambiamento un passo necessario verso un modello più moderno e sicuro, magari in linea con approcci alternativi come gli Unified Kernel Image (UKI) o bootloader più semplici, dall’altro chi teme una perdita di flessibilità e un allontanamento dalle esigenze degli utenti avanzati e degli ambienti server, dove configurazioni complesse sono tutt’altro che rare. Se da un lato questa evoluzione potrebbe rendere il sistema più robusto per la maggior parte degli utenti, dall’altro apre un dibattito importante su quanto sia giusto sacrificare alcune funzionalità avanzate in nome della sicurezza, un tema destinato a rimanere centrale nel futuro del desktop Linux.
Fonte: omgubuntu.co.uk
Ubuntu cambia rotta sui pacchetti deb
Questa volta al centro dell’attenzione c’è l’App Center, il negozio di applicazioni che negli ultimi anni è stato spesso criticato per una gestione poco chiara dei pacchetti software, in particolare per quanto riguarda i file .deb, il formato storico e più diffuso nell’ecosistema Debian-based. Proprio da qui nasce una novità che potrebbe segnare un cambio di direzione importante, infatti, Canonical sta lavorando per rendere l’App Center capace non solo di installare, ma anche di gestire meglio i pacchetti DEB, cercando di colmare una lacuna che aveva fatto discutere parecchio la community. Il problema non è nuovo, perché con l’introduzione massiccia degli Snap, il nuovo formato promosso da Canonical, molti utenti hanno avuto la sensazione che i pacchetti tradizionali fossero stati messi in secondo piano, creando una certa confusione tra sistemi di distribuzione diversi e, soprattutto, limitando l’esperienza d’uso di chi continua a preferire il formato .deb per semplicità, compatibilità o abitudine. Snap e .deb convivono da tempo, ma non sempre in modo armonioso. Negli ultimi aggiornamenti, però, qualcosa è cambiato. L’App Center ha iniziato a supportare l’installazione dei file .deb locali, permettendo agli utenti di aprire pacchetti scaricati dal web e installarli tramite un’interfaccia grafica guidata, una funzione che per anni era stata data per scontata, ma che era venuta meno nelle versioni più recenti, generando non poche critiche. Questo passo rappresenta un primo tentativo di riequilibrare l’esperienza, ma resta ancora incompleto, perché - ed è qui il nodo della questione - i pacchetti .deb installati in questo modo non possono essere gestiti pienamente dall’App Center, ad esempio per quanto riguarda aggiornamenti, rimozione o integrazione con il catalogo software principale. Ed è proprio su questo punto che si concentra il lavoro attuale del team di Canonical, ovvero rendere l’App Center un vero punto unico per la gestione del software, capace di trattare in modo coerente sia gli Snap che i DEB, evitando quella frammentazione che costringe spesso gli utenti a passare tra strumenti diversi come terminale, gestori di pacchetti o applicazioni separate. Non si tratta solo di una questione tecnica, ma anche di esperienza utente, perché avere più sistemi paralleli senza un’integrazione chiara significa aumentare la complessità e rendere meno intuitivo l’utilizzo del sistema, soprattutto per chi si avvicina per la prima volta a Linux.
Fonte: omgubuntu.co.uk
Ubuntu Pro arriva nel Security Center
Nel percorso di evoluzione di Ubuntu come sistema sempre più accessibile e moderno, Canonical introduce una novità che, pur non essendo immediatamente evidente, potrebbe cambiare in modo significativo l’esperienza degli utenti. Parliamo dell’integrazione di Ubuntu Pro direttamente nel Security Center, una scelta che punta a rendere la gestione della sicurezza più semplice, centralizzata e intuitiva, eliminando quella frammentazione che finora costringeva a utilizzare strumenti diversi o il terminale per attivare funzionalità avanzate. Ma cos’è esattamente Ubuntu Pro e perché questa integrazione è così rilevante? Tanto per chiarirci Ubuntu Pro è un servizio che amplia significativamente il livello di sicurezza del sistema, offrendo aggiornamenti estesi per un numero molto più ampio di pacchetti software, inclusi quelli del repository Universe, e prolungando il supporto fino a 10 anni per le versioni LTS, con la possibilità di arrivare anche a 15 anni grazie a opzioni aggiuntive. Aldilà di questo, con l’ultimo aggiornamento dell’app Security Center, infatti, compare un nuovo pannello dedicato proprio a Ubuntu Pro, il servizio che estende il supporto di sicurezza delle versioni LTS e che fino ad oggi poteva essere gestito tramite il tool Software & Updates o attraverso comandi da riga di comando, una modalità tutt’altro che immediata per molti utenti. Questo cambiamento assume un significato ancora più importante se si considera che Ubuntu 26.04 LTS non includerà più di default il tool Software & Updates, rendendo quindi necessario un nuovo punto di accesso grafico per configurare e attivare Ubuntu Pro, e il Security Center - introdotto nelle versioni recenti della distribuzione - diventa così il luogo naturale dove concentrare tutte le impostazioni legate alla sicurezza del sistema. L’obiettivo è chiaro ed è quello di offrire un’esperienza più coerente, in cui l’utente possa controllare tutto da un’unica interfaccia, senza dover conoscere strumenti legacy o procedure tecniche complesse o comandi da assegnare tramite il terminale. L’integrazione nel Security Center rappresenta quindi un tentativo di democratizzare l’accesso alla sicurezza avanzata, rendendo Ubuntu Pro più visibile e facile da attivare anche per chi non ha competenze tecniche elevate, soprattutto considerando che il servizio è gratuito per uso personale su un numero limitato di macchine, un dettaglio spesso poco conosciuto ma che potrebbe incentivare molti utenti ad attivarlo. Tuttavia, come spesso accade nelle fasi iniziali di sviluppo, la nuova funzione non è ancora perfettamente operativa e nelle build attuali il pannello è presente ma mostra messaggi incoerenti o non rileva correttamente lo stato del servizio, segno che si tratta ancora di una funzionalità in fase di sviluppo e che dovrebbe essere completata in vista del rilascio ufficiale di Ubuntu 26.04.
Fonte: omgubuntu.co.uk
Notizie dalla comunità internazionale
GNOME 51 "A Coruña" prende forma
Il progetto GNOME a poche settimane dal rilascio della versione 50, guarda già avanti annunciando ufficialmente l’avvio dello sviluppo di GNOME 51, con nome in codice A Coruña, che segue la classica tradizione di GNOME di dedicare a ogni versione una città - in questo caso spagnola - significativa per la community o per eventi legati al progetto, come il GUADEC 2026, dove si terrà la conferenza annuale degli sviluppatori GNOME. Questa release arriverà il 16 settembre 2026 e rappresenta il prossimo passo nell’evoluzione di uno degli ambienti desktop più importanti del panorama GNU/Linux, confermando ancora una volta il ciclo di sviluppo semestrale che da anni scandisce il ritmo del progetto e garantisce un equilibrio tra innovazione e stabilità. La notizia non riguarda tanto le funzionalità - ancora tutte da scoprire - quanto l’avvio di un nuovo ciclo di sviluppo che segue immediatamente il rilascio di GNOME 50, segno di una macchina organizzativa ormai rodata che consente al progetto di pianificare con precisione ogni fase, dalle versioni alpha e beta fino alla release candidate e al rilascio finale, passando per una serie di freeze tecnici che servono a stabilizzare il codice e garantire qualità e affidabilità, un processo che nel caso di GNOME 51 prevede già tappe ben definite tra giugno e settembre 2026. Se è ancora troppo presto per parlare di novità concrete, è però possibile intuire la direzione che il progetto continuerà a seguire: dopo la svolta introdotta con GNOME 50, che ha segnato il passaggio definitivo a un ecosistema sempre più orientato a Wayland, è probabile che GNOME 51 prosegua su questa strada con ulteriori ottimizzazioni, miglioramenti delle prestazioni e affinamenti dell’esperienza grafica. Solo il tempo ci fornirà queste risposte
Fonte: 9to5linux.com
Full Circle Magazine Issue #227 in inglese
È stato pubblicato sul sito internazionale di Full Circle Magazine, il numero 227 in inglese.
In questo numero troviamo:
How-To: Ridimensionare il Disco VirtualBox, Godot Intro e Latex
- Grafica: Inkscape
Recensione: Ubuntu Budgie 25.10 e MxLinux
- La Mia Opinione
- Angolo Bodhi
- Giochi Ubuntu - The Wandering Village
... e molto altro ancora.
È possibile scaricare la rivista da questa pagina.
Notizie dal Mondo
È stata rilascia la versione di LibreOffice 26.2.2
La Document Foundation ha annunciato il rilascio e la disponibilità per tutte le piattaforme supportate dell'ultima point release della potente suite per l'ufficio, LibreOffice 26.2. Ricordiamo, per chi se lo fosse perso, che questa è la prima versione a utilizzare il nuovo schema di numerazione dei rilasci basato sulla dicitura Anno/Mese. Quindi, nel caso di LibreOffice 26.2, ad esempio, si tratta della versione 2026 del mese di febbraio. Questo nuovo approccio alla numerazione delle versioni, secondo TDF, servirà a invogliare gli utenti a installare sempre le ultime versioni, che oltre alle nuove funzionalità possono offrire una serie di correzioni in materia di sicurezza e stabilità. Detto questo, dopo neanche un mese dal suo rilascio, la release 26.2.2 scende in campo per risolvere oltre ottanta bug, presenti all'interno di tutti i componenti principali della suite per l'ufficio, inclusi Writer, Calc, Impress e Draw. Queste correzioni permettono di aumentare sempre di più la stabilità e la robustezza della suite, garantendo al contempo una migliore interoperabilità con i formati di documenti proprietari della suite MicroSoft Office, come DOCX, XLSX e PPTX. Pertanto, se all'interno del tuo dispositivo non utilizzi l'ultima versione di LibreOffice, dovresti prendere in considerazione l'aggiornamento alla versione 26.2 il prima possibile e magari dare anche un'occhiata ai dettagli sulle correzioni di questi bug, disponibili per RC1 e RC2. Tuttavia, occorre tenere presente che questa è l'edizione "Community", quindi se hai bisogno di supporto per le distribuzioni aziendali dovresti considerare l'utilizzo della famiglia di applicazioni LibreOffice Enterprise (per maggiori informazioni guarda il numero 2021.005). LibreOffice 26.2.2 è immediatamente disponibile sul sito ufficiale. I requisiti minimi per i sistemi operativi proprietari sono disponibili nella suddetta pagina; mentre per GNU/Linux, si ricorda principalmente come regola generale che è sempre consigliabile installare LibreOffice utilizzando i metodi di installazione raccomandati dalla propria distribuzione, come ad esempio l'uso di Ubuntu Software Center per Ubuntu. Gli utenti di LibreOffice, i sostenitori del software libero e i membri della comunità possono supportare The Document Foundation attraverso una piccola donazione. Le vostre donazioni aiutano The Document Foundation a mantenere la sua infrastruttura, condividere la conoscenza e finanziare attività delle comunità locali.
Fonte: 9to5linux.com
Aggiornamenti e statistiche
Aggiornamenti di sicurezza
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Bug riportati
Aperti: 144963, +91 rispetto alla scorsa settimana.
Critici: 307, −2 rispetto alla scorsa settimana.
Nuovi: 74596, +103 rispetto alla scorsa settimana.
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