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Questo è il numero 6 del 2025, riferito alla settimana che va da lunedì 10 febbraio a domenica 16 febbraio. Per qualsiasi commento, critica o lode, contattaci attraverso la mailing list del gruppo promozione.

Notizie da Ubuntu

Ubuntu 24.04.2 LTS è disponibile per il download

Dopo piccoli disguidi tecnici avvenuti neanche una settimana fa (per maggiori informazioni leggere il numero della newsletter 2025-002), la tanto attesa Ubuntu 24.04.2 LTS è finalmente disponibile per il download. Questa seconda point release della serie Noble Numbat è un aggiornamento fondamentale che raccoglie tutti i bug fix, aggiornamenti di sicurezza e miglioramenti software rilasciati da agosto 2024 a oggi, offrendo un sistema più stabile e aggiornato fin dal primo avvio. Uno degli aspetti più importanti di questa release è l'aggiornamento dell' Hardware Enablement Stack (HWE), che introduce il kernel Linux 6.11 e i driver Mesa 24.2.8. Questo significa, per chi è del mestiere, che Ubuntu è ora in grado di supportare un numero ancora maggiore di dispositivi e garantire migliori prestazioni grafiche, rendendolo ideale per chi utilizza hardware più recente. Troviamo inoltre, GNOME Shell 46, il pacchetto office LibreOffice 24.2.7, il browser Mozilla Firefox 135 e molte altre migliorie che affinano l'esperienza complessiva del sistema operativo. Per chi è interessato a tutti i dettagli, è possibile consultare l'elenco completo delle modifiche su Ubuntu Discourse, anche se potrebbe essere aggiornato solo nei prossimi giorni. Questa release non sarà l'ultima dell’anno. Infatti, Ubuntu 24.04.3 LTS è attesa per l'estate e porterà con sé ulteriori aggiornamenti, oltre al kernel Linux 6.14. Per chi desidera avere sempre un sistema aggiornato, queste release rappresentano un'ottima opportunità per accedere alle ultime tecnologie - stando seduti in prima fila e ammirando il percorso di evoluzione che sta avendo Ubuntu in questi mesi - senza dover abbandonare la stabilità della versione LTS.

Fonte: omgubuntu.co.uk

Fonte: 9to5linux.com

Gli utenti di Ubuntu LTS potrebbero ricevere frequenti aggiornamenti delle GPU Intel

Con un leggero ritardo rispetto al previsto, Ubuntu 24.04.2 LTS ha fatto finalmente il suo esordio portando con sé uno stack hardware (HWE) completamente aggiornato. Non di meno questo aggiornamento è di fondamentale importanza per gli utenti che utilizzano nel proprio computer una versione LTS di Ubuntu, in quanto include il backport del kernel Linux più recente e un comparto driver rivisitato, garantendo così una compatibilità ottimale con le nuove generazioni di hardware. L'obiettivo principale - come sempre - dell'HWE è quello di assicurare che l'ultima versione sia in grado di funzionare senza problemi su dispositivi e componenti rilasciati dopo l'uscita della versione principale, evitando che gli utenti debbano attendere un aggiornamento più corposo o adottare soluzioni alternative per far funzionare il loro sistema con hardware di ultima generazione. Ma le novità non finiscono qui, perché questa settimana l'ingegnere di Canonical, Shane McKee, ha avanzato una proposta che potrebbe rivoluzionare il modo in cui Ubuntu gestisce il supporto per l'hardware Intel nelle versioni LTS. L’idea alla base è quella di espandere gli aggiornamenti HWE per includere un set più ampio di pacchetti (driver grafici specifici) per i dispositivi Intel. Questo significherebbe non solo migliorare il supporto per le GPU Intel di nuova generazione, ma anche garantire agli utenti delle versioni LTS – siano essi privati, aziende o grandi organizzazioni – un accesso più rapido alle più recenti funzionalità hardware per i primi due anni di ciclo di supporto a lungo termine. Questa decisione, se venisse confermata, potrebbe avere un impatto significativo non solo per chi acquista nuovo hardware Intel, ma anche per chi utilizza dispositivi meno recenti. Infatti, l'aggiornamento dei driver grafici Intel non riguarda soltanto la compatibilità con nuove schede e processori, ma include anche ottimizzazioni, correzioni di bug e, talvolta, nuove funzionalità per il vecchio hardware Intel. Attualmente, Mesa – il componente che fornisce i driver open source per le GPU Intel (e di altre aziende) – fa già parte dello stack HWE. Perciò l'idea di McKee è quella di costruire una sorta di mega paniere multi-pacchetto, che integri e completi Mesa con una serie di pacchetti Intel aggiuntivi, fornendo un supporto più esteso e avanzato. Quindi, ogni volta che viene introdotto un nuovo hardware grafico Intel, il supporto per quel componente deve essere aggiunto non solo nel kernel Linux, ma anche nei vari pacchetti userspace, in mancanza dei quali le funzionalità base del nuovo hardware non funzionerebbero correttamente, causando problemi di compatibilità per chi utilizza una versione LTS. Se questa nuova proposta verrà approvata e implementata, le versioni LTS di Ubuntu potrebbero diventare ancora più affidabili e versatili, riducendo il divario tra la stabilità offerta da un sistema operativo a lungo supporto e la necessità di avere accesso alle tecnologie più moderne.

Fonte: omgubuntu.co.uk

Come installare il Kernel Linux 6.13 su Ubuntu

Buone notizie per tutti gli utenti che usufruisco della distribuzione Ubuntu, in quanto ora è possibile installare l'ultima versione del kernel Linux, la 6.13. Ora tutti gli utenti possono godere di molte fantastiche funzionalità, come un miglior supporto hardware, oltre che svariate correzioni di sicurezza, che permettono di migliorare l'esperienza desktop e renderla più sicura, veloce e affidabile. Ma perché dover aggiornare il proprio kernel, se tutto sommato il proprio sistema funziona correttamente? La risposta a tale domanda è molto semplice, in quanto si aggiorna il kernel della propria distribuzione esclusivamente se si ha bisogno di una o più funzionalità (introdotte con la nuova versione) che permettono di utilizzare un componente hardware nel migliore dei modi. Per questo, oggi, con questo articolo vedremo come installare la versione 6.13 del kernel su Ubuntu 24.04 LTS e 24.10, dato che le altre distribuzioni, come Arch Linux, openSUSE Tumbleweed o Fedora Linux ricevono immediatamente il kernel attraverso i loro repository software. Con Ubuntu, invece, occorre fare tutto manualmente. Per fare ciò, utilizzeremo la CLI (Command-line interface), insieme ai pacchetti del kernel dall'archivio PPA di Ubuntu, forniti direttamente da Canonical. Con l'unica precisazione che i suddetti pacchetti del kernel, pur essendo creati dall'Ubuntu Kernel Team, non sono firmati, il che significa che non possono essere installati su sistemi che hanno il Secure Boot abilitato. Pertanto, prima di procedere, occorre disabilitare Secure Boot. L'installazione tramite CLI è abbastanza semplice, infatti basterà scaricare, per la propria architettura, i pacchetti del kernel Linux 6.13 e salvarli in una cartella sotto Home. Successivamente, aprire il Terminale e spostarsi nella cartella dove sono salvati i file (ad esempio cd ~/Scaricati), ed eseguire il comando:

sudo dpkg -i *.deb

e attendere fino al completamento del processo di installazione e quindi riavviare il computer. Qualora si volesse eseguire l'aggiornamento a future versioni, si dovrà scaricare manualmente i nuovi pacchetti dall'archivio PPA del kernel di Ubuntu e ripetere questa procedura. Il gioco è fatto ;)

Se si preferisce evitare la linea di comando, si può sempre usare l'utility Ubuntu Mainline Kernel Installer.

Fonte: 9to5linux.com

Dietro le quinte del sistema a griglia e della tipografia utilizzato da Canonical per i whitepaper

Nel mondo del design, la chiarezza e la struttura sono fondamentali per una comunicazione efficace. Nel caso dei white paper di Ubuntu, progettati nel formato A4 verticale, ogni elemento è studiato per garantire un equilibrio perfetto tra leggibilità, estetica e identità visiva. Ma cosa si nasconde dietro le scelte di griglia e tipografia adottate? Bene, oggi lo scopriremo insieme. Il design dei white paper di Ubuntu non è solo una questione di estetica, ma un sistema modulare concepito per offrire chiarezza e coerenza con i contenuti, spesso tecnici e dettagliati che richiedono una struttura facile da seguire anche per il materiale più complesso. Da qui nasce l'esigenza di un impianto grafico rigoroso, capace di adattarsi a diversi formati mantenendo la riconoscibilità del brand. Per questo motivo, la progettazione visiva si ispira ai principi dello Stile Internazionale, una scuola di pensiero che predilige funzionalità ed equilibrio. La griglia di base, invisibile agli occhi ma essenziale per l'allineamento del testo e degli elementi grafici, si fonda sull'interlinea del corpo principale, garantendo ordine e leggibilità. Nel formato A4, la pagina è suddivisa in quattro colonne ben definite:

  • Le prime due colonne ospitano titoli e intestazioni, facilitando una rapida scansione visiva.
  • Le restanti due colonne sono dedicate al corpo del testo, strutturato per una lettura fluida ed efficace.

Ed è cosi che si arriva ad una tipografia ben studiata, capace di garantire la leggibilità e conferire un senso di armonia all'impaginato. Seguendo le idee di Massimo Vignelli, il numero di dimensioni dei caratteri viene ridotto al minimo, limitandosi a due varianti principali per ogni documento. Questo approccio permette di giocare con pesi e stili differenti, mantenendo sempre un equilibrio visivo. La gerarchia tipografica invece, segue le regole di Robert Bringhurst, garantendo una progressione logica e naturale tra titoli, sottotitoli e corpo del testo. Anziché affidarsi solo alle variazioni di grandezza, il design sfrutta il contrasto tra spessori e spaziatura per creare un ritmo visivo armonioso. Giocano un ruolo importante anche gli spazi bianchi che non sono semplici vuoti, ma elementi essenziali per migliorare la leggibilità e conferire eleganza alla pagina. Un'ampia area libera sotto un titolo, ad esempio, aiuta a enfatizzarne l'importanza, proprio come un giardino ben curato valorizza una casa.

Dietro ogni pagina di un white paper di Ubuntu si cela un attento lavoro di progettazione. L'uso di una griglia ben definita, una tipografia studiata nei minimi dettagli e una gestione strategica degli spazi bianchi contribuiscono a creare un design che non solo è bello da vedere, ma che soprattutto migliora l'esperienza del lettore. Un perfetto equilibrio tra funzionalità ed estetica, nel puro spirito del design Ubuntu.

Fonte: ubuntu.com


Notizie dalla comunità internazionale

GNOME pensa all'abbandono dei pacchetti RPM

Il mondo GNOME è in costante fermento e ogni settimana nascono nuove discussioni attorno al desktop environment, che, con il suo ruolo di default su varie distribuzioni come Debian, Ubuntu e Red Hat, ha un impatto enorme sull'intero ecosistema GNU/Linux. Tra i dibattiti più o meno rilevanti, come quello sui tasti dedicati all'intelligenza artificiale o l'ipotesi di una distribuzione gestita autonomamente, emerge ora una novità che potrebbe cambiare profondamente il modo in cui GNOME viene distribuito e aggiornato. In particolare, la notizia arriva dal sito Phoronix e prende spunto dalle parole di Michael Catanzaro, ingegnere di Red Hat e membro del team desktop di GNOME, il quale ha sorpreso tutti dichiarando che la rimozione degli RPM per le applicazioni GNOME è un obiettivo a lungo termine. Queste parole fanno alludere ad un sostanzialmente cambio di rotta verso il futuro del desktop open source. In particolare parliamo dei pacchetti Flatpak. Quindi, detto in poche parole, potrebbe diventare il metodo principale per la distribuzione delle app all'interno del desktop environment, in linea con le scelte del progetto Fedora, che da tempo punta su questo formato per la gestione dei pacchetti. La transizione non è immediata, ma il fatto che sia nei piani ufficiali lascia intendere che il cambiamento sia solo una questione di tempo. Come era logico aspettarsi, la notizia ha scatenato reazioni contrastanti. Perché se da un lato Flatpak garantisce un sandboxing avanzato, migliorando la sicurezza e riducendo la dipendenza dalle librerie di sistema, dall'altro c'è chi teme un aumento della complessità e un impatto sulle prestazioni, visto che il caricamento delle applicazioni Flatpak può risultare più lento rispetto ai pacchetti tradizionali. Un po' come era successo con i pacchetti snap vs deb per Firefox. La storia si ripete. Chi usa GNOME su hardware meno potente potrebbe trovarsi con un ambiente ancora più esoso in termini di risorse. Ma la vera domanda che ora ci si pone è: come reagirà Canonical a questa prospettiva? Ubuntu utilizza GNOME come desktop environment predefinito, ma spinge con forza per l'adozione degli Snap, il formato di pacchetti sviluppato e gestito direttamente dall’azienda di Mark Shuttleworth. Lo scontro tra Flatpak e Snap è già in corso da anni e, se davvero GNOME dovesse abbandonare gli RPM, ci si troverebbe di fronte a un sistema in cui coesistono tre metodi diversi per gestire il software: pacchetti .deb per il sistema base, Flatpak per GNOME e Snap per tutto il resto. Credo di non essermi dimenticato nulla. Insomma, uno scenario che potrebbe risultare non solo caotico, ma anche problematico dal punto di vista della gestione degli aggiornamenti e della compatibilità. Il dibattito è aperto e chi sperava in un futuro più semplice per il mondo Linux, probabilmente dovrà prepararsi a un ulteriore aumento della complessità.

Fonte: phoronix.com

Mozilla annuncia cambiamenti ai piani alti

Il presidente della Mozilla Corporation, Mark Surman, ha annunciato una serie di iniziative volte a superare quelli che definisce "grossi ostacoli" che impediscono all'azienda di crescere, generare profitti e rimanere rilevante nell'ambiente tech. Il messaggio è chiaro: Mozilla deve reinventarsi per sopravvivere. E, per farlo, occorre diversificare le proprie attività, puntando su nuove fonti di reddito e su iniziative che vadano oltre il solo Firefox. Tra le strategie delineate c’è l'investimento in pubblicità rispettose della privacy, lo sviluppo e la promozione di funzionalità di intelligenza artificiale open source per garantire la rilevanza del prodotto e una forte spinta verso nuove campagne di raccolta fondi, con l’obiettivo – nemmeno troppo velato – di spingere la comunità a contribuire economicamente. In altre parole, ci si aspetta che gli utenti mettano mano al portafogli per sostenere Mozilla e la sua missione. Nel supervisionare questa trasformazione c'è un nuovo Mozilla Leadership Council, un organismo incaricato di coordinare e trovare soluzioni per mantenere l'azienda focalizzata sui suoi obiettivi. Il consiglio è composto da rappresentanti di tutte le realtà che orbitano attorno a Mozilla:

  • Mozilla Corporation;

  • Mozilla.ai;

  • Mozilla Foundation (organizzazione senza scopo di lucro);

  • MZLA Technologies/Thunderbird (a scopo di lucro);

  • Mozilla Ventures (la divisione di capitale di rischio).

L’idea di creare una leadership trasversale potrebbe aiutare a consolidare una visione strategica più ampia, ma è anche un segnale di quanto Mozilla stia cercando disperatamente di reinventarsi per trovare una strada sostenibile nel lungo periodo. Le notizie però non finiscono qui, perché un altro annuncio di grande rilievo riguarda i cambiamenti al vertice. Mitchell Baker, co-fondatrice di Firefox e figura storica dell'azienda, lascia il suo incarico e non farà più parte dei consigli di amministrazione di Mozilla Foundation e Mozilla Corporation.

E in tutto questo, che fine farà Firefox? Il browser viene citato più volte nell'annuncio, ma in modo sorprendentemente marginale. Un dettaglio curioso, considerando che è ancora la principale fonte di entrate di Mozilla, grazie all'accordo sulla ricerca con Google, è impossibile ignorare l'impressione che i vertici di Mozilla siano più interessati a progetti alternativi piuttosto che a rafforzare e innovare il loro prodotto di punta. Ma una cosa è certa: senza Firefox, Mozilla rischia di perdere la sua identità.

Fonte: omgubuntu.co.uk


Aggiornamenti e statistiche

Aggiornamenti di sicurezza

Gli annunci di sicurezza sono consultabili nell'apposita sezione del forum.

Bug riportati

  • Aperti: 142638, −1414 rispetto alla scorsa settimana.

  • Critici: 320, +8 rispetto alla scorsa settimana.

  • Nuovi: 72671, −1118 rispetto alla scorsa settimana.

È possibile aiutare a migliorare Ubuntu, riportando problemi o malfunzionamenti. Se si desidera collaborare ulteriormente, la Bug Squad ha sempre bisogno di una mano.

Statistiche del gruppo sviluppo

Segue la lista dei pacchetti realizzati dal GruppoSviluppo della comunità italiana nell'ultima settimana:

Mattia Rizzolo

Se si vuole contribuire allo sviluppo di Ubuntu correggendo bug, aggiornando i pacchetti nei repository, ecc... il gruppo sviluppo è sempre alla ricerca di nuovi volontari.


Commenti e informazioni

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