La newsletter della comunità |
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Questo è il numero 21 del 2026, riferito alla settimana che va da lunedì 25 maggio a domenica 31 maggio. Per qualsiasi commento, critica o lode, contattaci attraverso la mailing list del gruppo promozione.
Notizie da Ubuntu
Ubuntu 26.10 svela le prime novità con il rilascio di Snapshot 1
Il ciclo di sviluppo del sistema operativo open source più famoso al mondo non si ferma mai e, a pochissime settimane dal debutto ufficiale della versione 26.04 LTS, la macchina ingegneristica di Canonical si è già rimessa a lavoro. Questa volta la rotta è verso la prossima release, dove con qualche giorno di anticipo è stata rilasciata Ubuntu 26.10 Snapshot 1, che rappresenta il primissimo e attesissimo banco di prova per scoprire la direzione intrapresa dagli sviluppatori. Questa build preliminare non è pensata per l'utilizzo quotidiano su macchine di produzione, trattandosi di una versione instabile e ricca di codice in via di definizione, ma funge da fondamentale incubatore per testare tutto il nuovo software da implementare nei vari mesi. Al momento è ancora difficile esporsi su quali novità saranno presenti al suo interno, c'è chi afferma che sarà presente l'ultima versione del kernel Linux o ancora GNOME 51. Noi al momento aspettiamo e lodiamo questa prima istantanea di sviluppo, che conferma la volontà di Canonical di non adagiarsi sui successi della sua ultima release, ma di continuare a spingere sull'acceleratore dell'innovazione.
Fonte: omgubuntu.co.uk
La gestione globale di Flutter su desktop passa nelle mani di Canonical
Durante l'ultimo Google I/O 2026 è stato ufficializzato un radicale cambio di governance che ridefinisce gli equilibri tecnologici tra la Silicon Valley e il mondo open source. Attraverso un annuncio durante l'evento da parte di Kate Lovett, Engineer Manager del team Flutter Framework, Google ha infatti confermato l'espansione della sua partnership strategica con la casa madre di Ubuntu, decretando che Canonical assumerà ufficialmente il ruolo di lead maintainer e custode strategico di Flutter per l'intero ecosistema desktop, che comprende non solo il mondo Linux, ma anche le piattaforme Windows e macOS. Questa mossa rappresenta un riconoscimento di altissimo livello per l'azienda britannica, la quale riceve in gestione la pianificazione della roadmap e il coordinamento dei componenti di integrazione del framework, dopo aver dimostrato sul campo una profonda competenza ingegneristica. Per comprendere l'importanza di questo passaggio, basti pensare che Canonical aveva già eletto Flutter come tecnologia predefinita per lo sviluppo delle proprie applicazioni interne, plasmando software fondamentali del calibro dell'App Center, del Firmware Updater e del Security Center dell'attuale distribuzione. L'annuncio coincide con il raggiungimento di un nuovo livello di maturità del toolkit grafico, che, proprio grazie al contributo dei programmatori del pinguino, introduce ora il supporto a sofisticate applicazioni multi-finestra capaci di gestire nativamente dialoghi, popup e tooltip su tutti i sistemi operativi desktop, senza far sembrare i programmi dei semplici porting adattati dal mondo mobile. Inoltre, il colosso americano ha tenuto a precisare che non intende affatto abbandonare il progetto, che rimane centrale per i futuri laptop commerciali, ma preferisce delegare la manutenzione del comparto desktop a un partner commerciale fortemente motivato e direttamente investito nel successo della piattaforma.
Fonte: omgubuntu.co.uk
Notizie dalla comunità internazionale
Linea dura contro la pigrizia: Flathub dichiara guerra e bandisce le applicazioni create interamente dall'intelligenza artificiale
L'equilibrio tra l'adozione delle nuove tecnologie e la salvaguardia della qualità del software libero sta vivendo un momento di fortissima tensione. Chi segue questa newsletter, in queste ultime settimane, ha letto dei vari malumori di chi gestisce le varie comunità in merito all'intelligenza artificiale. Bene, non da meno, attraverso una mossa senza precedenti, che ha immediatamente acceso il dibattito nelle comunità di sviluppatori, i gestori di Flathub, il più importante e diffuso negozio virtuale per la distribuzione di pacchetti in formato Flatpak, ha annunciato il bando totale e immediato di tutte le applicazioni sviluppate interamente tramite strumenti di intelligenza artificiale. Questa scelta politica e tecnica nasce dalla necessità di porre un freno a un fenomeno che negli ultimi mesi sta assumendo proporzioni allarmanti, ovvero l'invasione dei server da parte di una miriade di programmi fotocopia, spesso privi di una reale utilità pratica e scritti in modo pigro da utenti che si limitavano a copiare e incollare il codice generato dai modelli linguistici avanzati. I revisori di Flathub si sono trovati sommersi da una mole insostenibile di richieste di pubblicazione, un sovraccarico di lavoro che minacciava di paralizzare il processo manuale di revisione del codice, fondamentale per garantire che ogni applicazione installata sui computer di milioni di persone sia sicura, pulita e priva di malware. Con le nuove e severe linee guida, lo store richiede che dietro a ogni progetto ci sia un reale sforzo di sviluppo umano, escludendo categoricamente quelle utility create in pochi minuti, che non offrono alcun valore aggiunto, ma si limitano a intasare i canali di ricerca e a confondere l'utenza meno esperta. Questa presa di posizione di Flathub, che segue temporalmente le aspre critiche sollevate da Linus Torvalds contro lo spam dei bug report automatizzati, lancia un messaggio chiaro e inequivocabile a tutto il mondo open source: l'automazione può e deve essere un valido supporto per velocizzare i flussi di lavoro, ma non potrà mai sostituire l'intelletto, la creatività e, soprattutto, la responsabilità diretta del programmatore umano. Ancora una volta, il cuore del problema non risiede tanto in una chiusura verso il progresso, anzi, quanto piuttosto nella difesa della stabilità e della sicurezza informatica degli utenti finali, dato che la proliferazione incontrollata di software automatizzato porta con sé un rischio elevatissimo di introdurre vulnerabilità nascoste, bug strutturali e codice ridondante, difficile da mantenere nel tempo.
Fonte: omgubuntu.co.uk
Notizie dal Mondo
"Non ce la facciamo più": l'allarme dietro CURL, il software usato su 30 miliardi di dispositivi
Il fondatore di curl descrive l'aumento delle segnalazioni di sicurezza, la pressione sui manutentori open source e i limiti del modello attuale. Un'analisi, a tratti molto amara, da non perdere.
Dietro uno dei software più diffusi al mondo c’è una realtà molto meno “patinata” di quanto si possa immaginare. Curl, il progetto open source creato da Daniel Stenberg nel 1996, gira oggi dentro smartphone, smart TV, automobili, router, piattaforme cloud, sistemi embedded industriali e servizi enterprise. Secondo le stime citate dallo stesso autore, le installazioni superano i 30 miliardi. Un numero enorme per un software scritto in linguaggio C (che è anche una libreria integrabile in qualunque progetto di terze parti) utile per gestire trasferimenti HTTP, HTTPS, FTP, MQTT, SMB, IMAP, LDAP e molti altri protocolli su praticamente qualsiasi piattaforma.
Stenberg ha pubblicato un intervento molto personale, che ci ha colpito e che vogliamo analizzare, spiegando quanto sia aumentata la pressione operativa e psicologica attorno alla sicurezza del suo progetto. Il testo offre uno spaccato interessante, non soltanto sulla manutenzione di curl, ma anche sullo stato attuale della sicurezza nell’open source.
Chi lavora nell’infrastruttura Internet conosce bene la portata di libcurl: la libreria rappresenta il cuore del progetto e fornisce API utilizzate da migliaia di applicazioni differenti. Non si tratta solo del comando curl disponibile da terminale: molti software incorporano direttamente la libreria per gestire connessioni TLS, download, upload, autenticazione HTTP, redirect, proxy SOCKS5 e HTTP/2.
Una parte enorme delle comunicazioni di rete passa indirettamente attraverso codice sviluppato e revisionato da un gruppo relativamente piccolo di manutentori: curl non ha mai avuto la struttura organizzativa di fondazioni come Apache Software Foundation o Linux Foundation. Il progetto resta indipendente e non appartiene a una singola azienda.
Fonte: Il Software.it
Intel introduce il supporto USB4 v2 Asymmetric Stream su Linux
Grazie al costante lavoro di sviluppo condotto dagli sviluppatori di Intel, è stata recentemente rilasciata una corposa serie di patch software mirate a introdurre nel kernel Linux il supporto per la funzionalità USB4 Asymmetric Stream. Questa innovativa caratteristica tecnica, introdotta formalmente con le specifiche di nuova generazione dello standard USB4 v2, scardina il vecchio concetto di trasmissione simmetrica dei dati per abbracciare una gestione dinamica e intelligente dei flussi in base alle reali necessità dell'utente. Fino a oggi, infatti, i cavi di collegamento erano costretti a suddividere equamente la banda disponibile tra la ricezione e la trasmissione, un vincolo architetturale che spesso si traduceva in un inutile spreco di risorse, specialmente quando si collegano monitor ad altissima risoluzione o configurazioni multi-display che richiedono una quantità massiccia di dati in uscita, ma pochissimo traffico in entrata. Grazie all'implementazione dell' Asymmetric Signaling, il sistema operativo è ora in grado di configurare i collegamenti hardware in modalità asimmetrica, permettendo ad esempio a tre linee di viaggiare in una singola direzione e lasciandone solo una per il percorso inverso, spingendo così la velocità di trasferimento fino a ben 120 Gbps complessivi in una singola direzione. Il lavoro ingegneristico si è concentrato in particolar modo sul driver thunderbolt del kernel Linux, il modulo software deputato alla gestione profonda di queste autostrade digitali, garantendo che il cambio di configurazione avvenga in modo del tutto trasparente per l'utente finale e senza richiedere fastidiosi riavvii delle periferiche collegate. Questa ottimizzazione non si limita a garantire prestazioni brute senza precedenti, ma porta con sé notevoli benefici anche sul fronte dell'efficienza energetica, consentendo ai controller hardware di modulare i consumi elettrici e le frequenze di clock in base al reale utilizzo delle linee di trasmissione. Vedere Intel spingere con così tanta determinazione l'integrazione di queste tecnologie nel codice principale di Linux dimostra quanto l'ecosistema open source sia ormai considerato fondamentale per il debutto sul mercato delle future piattaforme hardware.
Fonte: phoronix.com
Raspberry Pi 6 arriverà nel 2028 e a quanto pare senza NPU integrata
Rompendo il silenzio sui piani a lungo termine, Eben Upton, che, per chi non lo sapesse, è il fondatore della Raspberry Pi Foundation, ha confermato che il futuro Raspberry Pi 6 farà il suo debutto ufficiale sul mercato non prima del 2028. Però la vera notizia non riguarda il fatto che bisognerà aspettare ancora due anni prima di vedere la nuova single-board in commercio, ma rivede la precisa scelta architetturale di escludere una NPU integrata direttamente nel silicio principale del dispositivo, dicendo di fatto no alla corsa sfrenata verso l'hardware dedicato all'intelligenza artificiale a tutti i costi. Alla base di questa decisione c'è la volontà di non far lievitare il prezzo di vendita della scheda, mantenendo il prodotto fedele alla sua storica missione di accessibilità economica e didattica a tutti. Integrare un coprocessore neurale nel system-on-a-chip avrebbe infatti comportato un aumento considerevole dei costi di produzione e di conseguenza del prezzo finale al pubblico, oltre a un incremento dei consumi energetici e del calore generato, che rappresentano fattori critici per i progetti embedded. La fondazione ritiene che per la stragrande maggioranza degli utilizzi tipici, che spaziano dalla domotica alla programmazione scolastica fino ai server casalinghi, la potenza di calcolo della CPU e della GPU sia più che sufficiente. Mentre per chi necessita assolutamente di ulteriore potenza di calcolo può sempre e comunque utilizzare degli acceleratori esterni, da connettere tramite l'interfaccia PCIe. Questo approccio pragmatico permetterà agli ingegneri di concentrare tutte le risorse disponibili sul potenziamento delle prestazioni brute del processore, sull'espansione della larghezza di banda della memoria e sul miglioramento della connettività generale, senza sprecare spazio prezioso sul die per una tecnologia che rischia di invecchiare precocemente.
Fonte: omgubuntu.co.uk
Aggiornamenti e statistiche
Aggiornamenti di sicurezza
Gli annunci di sicurezza sono consultabili nell'apposita sezione del forum.
Bug riportati
Aperti: 136254, +57 rispetto alla scorsa settimana.
Critici: 302, = rispetto alla scorsa settimana.
Nuovi: 72227, +11 rispetto alla scorsa settimana.
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