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Questo è il numero 15 del 2026, riferito alla settimana che va da lunedì 13 aprile a domenica 19 aprile. Per qualsiasi commento, critica o lode, contattaci attraverso la mailing list del gruppo promozione.

Notizie da Ubuntu

Ubuntu 26.10 “Stonking Stingray”, tra date ufficiali, roadmap e cosa aspettarsi dalla prossima release

Il ciclo di sviluppo di Ubuntu è in continua evoluzione e non si ferma mai. Mentre l’attenzione è ancora puntata sulla versione LTS, Canonical guarda già avanti annunciando ufficialmente Ubuntu 26.10 “Stonking Stingray”, una release che arriverà il 15 ottobre 2026 e che si inserisce nel classico ritmo semestrale della distribuzione, confermando ancora una volta la strategia di alternare versioni stabili a lungo termine con edizioni più dinamiche e sperimentali, pensate per chi vuole sempre il massimo delle novità, anche a costo di rinunciare a parte della stabilità tipica delle LTS. Questa nuova versione sarà infatti una release intermedia, il che significa supporto limitato a circa nove mesi, quindi fino a giugno 2027, e con un focus ben preciso: portare rapidamente agli utenti le tecnologie più recenti, fungendo da banco di prova per ciò che verrà consolidato nelle future versioni LTS. Partiamo dal nome in codice, Stonking Stingray. Questo segue la tradizione ormai iconica di Canonical fatta di aggettivi e animali e, anche se può sembrare solo un dettaglio curioso, in realtà rappresenta l’identità stessa del progetto, che da oltre vent’anni accompagna ogni release con un codename distintivo, diventato parte integrante della cultura Linux. Dal punto di vista tecnico, anche se i dettagli completi non sono ancora stati rivelati, le prime indicazioni sono già abbastanza chiare. Ubuntu 26.10 dovrebbe arrivare con il nuovo kernel Linux 7.2 e con l’ambiente desktop GNOME 51, due elementi chiave che indicano un forte orientamento verso prestazioni migliorate, supporto hardware aggiornato e nuove funzionalità lato interfaccia. Per quanto riguarda invece la roadmap di sviluppo, che mostra quanto sia strutturato il processo dietro ogni rilascio Ubuntu, i lavori inizieranno ufficialmente il 30 aprile 2026, cioè pochi giorni dopo il debutto della 26.04 LTS, con una fase di sviluppo intensa che culminerà nella beta del 24 settembre, seguita da tappe fondamentali come la Feature Freeze (20 agosto), il Kernel Freeze (1 ottobre) e la Final Freeze (8 ottobre). Questi sono tutti i momenti chiave in cui le nuove funzionalità vengono bloccate per concentrarsi su stabilità e bug fixing prima del rilascio finale. Salvo come sempre eventuali incidenti di percorso. Va anche detto che Ubuntu 26.10 rappresenterà la quarantacinquesima release della storia di Ubuntu, un traguardo che testimonia la continuità e la solidità del progetto, capace di evolversi costantemente mantenendo una base coerente, e in questo senso “Stonking Stingray” non sarà una rivoluzione, ma un tassello fondamentale nel percorso che porterà alle future LTS, dove molte delle novità introdotte qui verranno perfezionate e rese più stabili.

Fonte: 9to5linux.com


Notizie dal Mondo

Quando l’open source diventa terreno di scontro geopolitico

Quello che sta accadendo nel mondo delle suite da ufficio open source non è un semplice confronto tecnico, ma un vero e proprio terremoto tra progetti, fork e tensioni politiche. I protagonisti come LibreOffice, OnlyOffice ed Euro-Office si trovano improvvisamente al centro di una vicenda che intreccia codice, licenze e soprattutto sovranità digitale europea. Ma facciamo un passo indietro e analizziamo cosa è successo in questi ultimi giorni. Tutto parte da un contesto già noto: LibreOffice rappresenta da anni il punto di riferimento del software libero per la produttività personale, nato come fork di OpenOffice e sostenuto da una comunità globale che punta su standard aperti e indipendenza tecnologica, mentre OnlyOffice si è affermato come alternativa moderna e collaborativa, con forte compatibilità con i formati Microsoft e un modello ibrido tra open source e soluzioni enterprise. Ma è proprio da quest’ultimo che nasce il caso più controverso, ovvero Euro-Office, un progetto europeo sviluppato da aziende come Nextcloud e IONOS che ha l’obiettivo di creare una suite completamente europea, capace di ridurre la dipendenza da Microsoft 365 e garantire maggiore controllo sui dati. Il problema è che Euro-Office non nasce da zero, ma come fork diretto del codice OnlyOffice, e già pochi giorni dopo il suo annuncio scoppia il conflitto. Gli stessi sviluppatori di OnlyOffice accusano il progetto europeo di aver violato la licenza AGPL, contestando modifiche ritenute illegittime e aprendo la porta a possibili azioni legali. Mentre dall’altra parte i promotori di Euro-Office giustificano le loro scelte come necessarie per costruire un’alternativa realmente indipendente, anche dal punto di vista politico oltre che tecnologico. Il nodo centrale quindi non è solo tecnico ma profondamente ideologico, perché se da un lato c’è la visione classica dell’open source come collaborazione globale senza confini, dall’altro emerge una nuova esigenza, sempre più forte in Europa, ovvero quella di sviluppare software che sia autonomo da influenze esterne, soprattutto in un contesto geopolitico complesso, dove anche l’origine dei progetti e degli sviluppatori diventa un fattore di fiducia o diffidenza.

In mezzo a questo scontro si inserisce inevitabilmente anche LibreOffice, che, pur non essendo coinvolto direttamente nella disputa, rappresenta una sorta di punto di riferimento storico e culturale, essendo nato a sua volta da un fork - quello di OpenOffice - e sostenuto dalla The Document Foundation, dimostrando che le divisioni nel mondo open source non sono una novità. Anzi, fanno parte del suo DNA, con la differenza che oggi queste divisioni assumono una dimensione molto più ampia, perché intrecciano tecnologia, economia e geopolitica, e proprio qui emerge il nodo centrale della vicenda: Euro-Office non è solo un progetto software, ma un tentativo esplicito di costruire un’infrastruttura digitale indipendente, riducendo la dipendenza dell’Europa da colossi statunitensi e da tecnologie percepite come non completamente sotto controllo europeo. Una spinta che nasce anche da tensioni geopolitiche recenti e da esigenze di sicurezza, trasparenza e gestione dei dati sensibili. Questa ambizione rende il quadro ancora più complesso, perché da un lato l’open source viene spesso visto come la chiave per l’indipendenza tecnologica, ma dall’altro, il caso Euro-Office dimostra che non basta avere accesso al codice per essere davvero autonomi. Qui entrano in gioco questioni di governance, fiducia e controllo e anche il semplice atto di fare un fork può trasformarsi in un terreno minato fatto di licenze, diritti e relazioni tra aziende. Il risultato è una situazione che molti definiscono senza esitazione un “terremoto”, in cui nel giro di pochi giorni si è passati dall’annuncio di una nuova suite europea a minacce legali, tensioni tra comunità e una crescente frammentazione dell’ecosistema, con il rischio concreto che invece di rafforzare l’open source europeo si finisca per dividerlo ulteriormente, creando duplicazioni di progetti, dispersione di risorse e conflitti interni. Dove l’Europa cerca di affermare la propria indipendenza digitale, si scontra con le complessità di un ecosistema globale e dove l’open source, da strumento di libertà, diventa anche campo di battaglia, lasciando aperta una domanda fondamentale: è possibile costruire una vera sovranità tecnologica senza sacrificare lo spirito collaborativo che ha reso l’open source ciò che è oggi?

Fonte: tomshw.it

Fonte: onlyoffice.com

Fonte: theregister.com

Firefox 150 e le tante novità introdotte

Con il rilascio di Firefox 150, Mozilla continua a innovare il suo browser verso un’esperienza sempre più completa e moderna. Con questo rilascio vengono introdotte tutta una serie di novità che puntano su tre pilastri ben precisi: produttività, funzionalità integrate e ultimo ma non per importanza sicurezza. Il tutto senza stravolgere l’interfaccia, ma cercando di migliorare in modo concreto l’uso quotidiano, e il risultato è un aggiornamento che, pur non essendo rivoluzionario, riesce a incidere davvero sul modo in cui si naviga ogni giorno. Ma, al di là di questo, uno dei cambiamenti più evidenti riguarda la funzione Split View, introdotta nella versione precedente ma ora decisamente più potente, infatti in Firefox 150 è possibile aprire un link direttamente in modalità affiancata con un semplice clic destro del mouse, cercare tra le schede già aperte per abbinarle rapidamente e persino invertire la posizione delle due pagine con un comando dedicato, trasformando il browser in uno strumento ideale per chi lavora con più contenuti contemporaneamente, tra ricerca, confronto e multitasking avanzato. Sempre in ottica di produttività, arriva una funzione tanto semplice quanto utile, ovvero la condivisione multipla delle schede, che consente di selezionare più tab e copiarne i link in un’unica operazione, includendo automaticamente titolo e URL, una soluzione perfetta per chi lavora in team o deve condividere rapidamente risorse, articoli o documentazione.

Un altro ambito che riceve miglioramenti significativi è quello della gestione dei documenti, con un editor PDF integrato sempre più completo, dove ora è possibile non solo visualizzare ma anche riordinare pagine, copiarle, eliminarle o esportarle, trasformando Firefox in uno strumento di lavoro ancora più autonomo, capace di ridurre la necessità di software esterni. Interessante anche l’evoluzione delle traduzioni locali, che diventano più accessibili grazie alla nuova pagina dedicata about:translations, richiamabile direttamente dalla barra degli indirizzi. In questo particolare caso è possibile inserire manualmente il testo da tradurre e ottenere risultati in tempo reale, mantenendo però il vantaggio della privacy on-device, senza inviare dati a server esterni. Troviamo anche il supporto alle emoji picker, che permette di inserire emoji in qualsiasi campo tramite scorciatoia da tastiera, migliorando l’integrazione con il sistema e rendendo l’esperienza più coerente con il resto del desktop. Ma uno degli aspetti più importanti di questa release riguarda la sicurezza, in cui Firefox 150 estende a tutti gli utenti le restrizioni sull’accesso alla rete locale, obbligando i siti a richiedere esplicitamente il permesso prima di comunicare con dispositivi o servizi presenti nella rete domestica, una misura che rafforza la protezione contro potenziali attacchi e abusi. Detto questo, è possibile scaricare Firefox 150 direttamente dal server FTP di Mozilla a partire da oggi, oppure dal sito web ufficiale di Firefox.

Fonte: omgubuntu.co.uk

Fonte: phoronix.com

Fonte: 9to5linux.com

Linux 7.0 è arrivato con tante novità sotto il cofano (ma niente rivoluzioni)

Il debutto di Linux 7.0 segna un momento simbolico per il mondo open source, ma chi si aspetta una rivoluzione resterà probabilmente sorpreso, in quanto la nuova versione del kernel non introduce cambiamenti drastici. Bensì, un’enorme quantità di miglioramenti incrementali, confermando ancora una volta la filosofia di sviluppo che da anni caratterizza il progetto guidato da Linus Torvalds. Entrando nel dettaglio, uno dei pilastri di questa release è il miglioramento del supporto hardware, con l’introduzione di una maggiore compatibilità per le nuove generazioni di processori come AMD Zen 6 e Intel Nova Lake, oltre a numerosi aggiornamenti per GPU, dispositivi ARM e piattaforme emergenti. Accanto all’hardware, troviamo importanti ottimizzazioni sul fronte delle prestazioni e della gestione delle risorse, con interventi su scheduler e memoria, che migliorano la reattività generale del sistema, specialmente in scenari complessi o ad alto carico, mentre nuove funzionalità come il TIP (Time Slice Extension) permettono alle applicazioni di gestire meglio le priorità di esecuzione, riducendo il rischio di interruzioni nei momenti critici e migliorando l’esperienza complessiva sia su desktop sia in ambito server. Non meno rilevanti sono i miglioramenti ai filesystem e ai sottosistemi interni, con aggiornamenti che riguardano EXT4, Btrfs, F2FS ed exFAT, oltre a nuove funzionalità come il supporto avanzato al direct I/O e ottimizzazioni nella gestione dei dati, elementi che, pur invisibili all’utente finale, incidono profondamente sulla velocità e capacità di gestire grandi volumi di informazioni senza andare a creare il cosiddetto collo di bottiglia.

Un capitolo a parte merita l’integrazione sempre più concreta del linguaggio Rust, che continua il suo percorso all’interno del kernel con l’obiettivo di migliorare la sicurezza della memoria e ridurre vulnerabilità tipiche del codice scritto in C, segnando una delle evoluzioni più interessanti degli ultimi anni nel cuore del sistema. Tra le novità più curiose e orientate al futuro troviamo anche il supporto a nuove interazioni hardware legate all’intelligenza artificiale, come l’introduzione di keycode dedicati per tasti “AI” sulle tastiere di prossima generazione, pensati per attivare funzioni contestuali come suggerimenti, generazione di contenuti o assistenza. Un segnale chiaro di come il kernel Linux stia preparando il terreno per una nuova generazione di dispositivi. Sul fronte enterprise e virtualizzazione, invece, spiccano funzionalità come il Live Update Orchestrator, che consente aggiornamenti del kernel senza interrompere macchine virtuali attive, e miglioramenti alla sicurezza come la comunicazione cifrata tra dispositivi PCIe e VM. Infine, come sempre accade con i nuovi kernel, gran parte del lavoro riguarda una lunga lista di correzioni, ottimizzazioni e piccoli miglioramenti diffusi, che non fanno notizia singolarmente, ma che, nel loro complesso, contribuiscono a rendere Linux più stabile.

Fonte: lwn.net

Fonte: omgubuntu.co.uk

Fonte: 9to5linux.com

Normative sull’età online: perché Linux e l’open source potrebbero sfuggire ai controlli

Nel pieno del dibattito globale sulla regolamentazione dell’accesso ai contenuti digitali, arriva dagli Stati Uniti una notizia che potrebbe cambiare le carte in tavola. La proposta di legge del Colorado sulla verifica dell’età sui dispositivi potrebbe escludere - almeno in parte - sistemi operativi e applicazioni open source, aprendo uno scenario tanto complesso quanto paradossale. Perché mentre da un lato si cerca di imporre controlli sempre più stringenti, dall’altro si riconosce implicitamente quanto sia difficile applicarli in un ecosistema aperto e decentralizzato come quello del software libero. Tutto ruota attorno al Senate Bill 26-051, una normativa che punta a introdurre un sistema di “age attestation”, ovvero una dichiarazione dell’età dell’utente direttamente a livello di sistema operativo, obbligando i produttori a chiedere la data di nascita durante la configurazione del dispositivo e a condividere queste informazioni - sotto forma di fasce d’età - con app e servizi che ne fanno richiesta, creando così un’infrastruttura in cui ogni applicazione può sapere se l’utente è minorenne o adulto e adattare di conseguenza i contenuti disponibili. Il principio, almeno sulla carta, è semplice, proteggere i minori online, ma la realtà tecnica è molto più complicata, perché mentre piattaforme centralizzate come iOS o Android possono implementare facilmente questi meccanismi grazie al controllo totale su hardware, software e store digitali, il mondo dei desktop e in particolare quello Linux sfugge a questa logica, essendo basato su una struttura aperta, distribuita e priva di un punto di controllo unico, e proprio questa differenza strutturale è ciò che rende la legge difficile da applicare in modo uniforme.

Ed è qui che emerge il nodo più interessante della vicenda, perché secondo alcune interpretazioni e modifiche discusse, i sistemi open source e le applicazioni distribuite liberamente potrebbero non rientrare pienamente nel perimetro della normativa, o quantomeno risultare di fatto non applicabili, perché manca un soggetto centrale che possa essere ritenuto responsabile dell’implementazione dei controlli, una situazione che mette in crisi l’intero impianto della legge, costruito pensando a ecosistemi chiusi e controllati, e non a piattaforme dove chiunque può scaricare, modificare e distribuire software senza passare da un’autorità centrale. Quindi, se da un lato questo potrebbe rappresentare una sorta di “zona franca” per il software libero, dall’altro rischia di creare una disparità, dove alcune piattaforme sono rigidamente regolamentate e altre no, generando anche potenziali vie di fuga per aggirare le restrizioni, un problema già evidenziato da diversi esperti, che sottolineano come i minori possano facilmente accedere agli stessi contenuti tramite browser o sistemi alternativi, rendendo queste leggi più simboliche che realmente efficaci. Non sorprende quindi che il mondo open source stia reagendo con una certa resistenza, con alcuni progetti che stanno valutando soluzioni tecniche per adeguarsi senza compromettere la privacy, mentre altri stanno prendendo posizioni più drastiche, arrivando persino a ipotizzare l’esclusione degli utenti provenienti da stati con normative troppo restrittive, un segnale forte che evidenzia quanto il conflitto tra regolamentazione e libertà digitale sia ormai entrato in una fase critica.

Fonte: leg.colorado.gov

Fonte: theregister.com

Fonte: 9to5linux.com


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