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Questo è il numero 14 del 2026, riferito alla settimana che va da lunedì 6 aprile a domenica 12 aprile. Per qualsiasi commento, critica o lode, contattaci attraverso la mailing list del gruppo promozione.

Notizie da Ubuntu

Ubuntu cambia ancora sudo: ora si può nascondere la password con un semplice tasto

Nel continuo processo di modernizzazione di Ubuntu, anche uno degli strumenti più iconici del panorama Linux come il comando sudo continua a evolversi. Infatti, con Ubuntu 26.04 arriva una novità tanto piccola quanto significativa, ovvero la possibilità di attivare o disattivare al volo il feedback visivo della password, semplicemente premendo un tasto durante l’inserimento, una funzione che segna un ulteriore passo verso un equilibrio tra usabilità e sicurezza, due aspetti che da sempre convivono in tensione nel mondo Unix. La novità nasce all’interno di sudo-rs, la versione riscritta con il linguaggio di programmazione Rust, che già aveva fatto discutere per aver introdotto un cambiamento storico, cioè quello di mostrare di default gli asterischi mentre si digita la password, rompendo una tradizione lunga oltre quarant’anni in cui il terminale rimaneva completamente silenzioso durante l’input. Con l’ultimo aggiornamento viene ripristinato questo equilibrio, aggiungendo una soluzione intelligente per chi preferisce il comportamento classico. Ora basterà premere il tasto TAB in qualsiasi momento durante l’inserimento della password per attivare la modalità “no-echo”, ovvero senza alcun feedback visivo, e sul terminale comparirà un’indicazione esplicita che segnala il cambio di modalità, permettendo così di passare istantaneamente da un approccio più moderno a uno più tradizionale senza modificare configurazioni o file di sistema. Questa funzione rappresenta un giusto compromesso tra due filosofie opposte. Da un lato c’è chi considera il feedback visivo un miglioramento fondamentale dell’esperienza utente, soprattutto per i nuovi utenti che spesso rimangono confusi davanti a un terminale “muto”, dall’altro ci sono gli utenti più esperti e attenti alla sicurezza, che vedono negli asterischi un potenziale rischio perché rivelano la lunghezza della password a chi potrebbe osservare lo schermo, un dettaglio apparentemente piccolo ma storicamente considerato sensibile nel design dei sistemi Unix. Quindi, invece di imporre una scelta definitiva, Ubuntu ancora una volta offre un sistema dinamico e flessibile, dove l’utente può decidere in tempo reale quale comportamento adottare.

Fonte: phoronix.com

Fonte: omgubuntu.co.uk


Notizie dalla comunità internazionale

How to del mese: arrivano i testi nella "music pill" di GNOME

Le piccole estensioni all'interno del desktop possono trasformare radicalmente l’esperienza quotidiana ed è proprio quello che sta succedendo con Dynamic Music Pill, una delle estensioni più “scenografiche” per GNOME, che ora introduce una funzione tanto semplice quanto sorprendentemente coinvolgente. Parliamo della visualizzazione dei testi delle canzoni sincronizzati in tempo reale, un’aggiunta che trasforma il desktop in una sorta di player musicale avanzato, capace non solo di mostrare ciò che stai ascoltando ma anche di accompagnarti parola per parola durante l’ascolto. La novità principale è proprio questa: quando si riproduce un brano compatibile, è possibile visualizzare i testi cliccando sulla copertina dell’album all’interno del controller, aprendo un widget scorrevole dove ogni verso viene evidenziato man mano che la traccia procede, con la riga attiva mostrata in modo più evidente per facilitare la lettura e il coinvolgimento, creando un’esperienza simile a quella delle app musicali moderne, ma direttamente integrata nel desktop. Infatti, non si tratta di una finestra separata o di un’app dedicata, ma di un elemento che vive all’interno della cosiddetta music pill, quella barra compatta e dinamica che mostra informazioni sul brano in riproduzione e che ora può anche visualizzare i testi direttamente al suo interno. Interessante notare come questa evoluzione avvicini sempre di più il desktop Linux a esperienze tipiche di piattaforme chiuse o applicazioni mobili, dove i testi sincronizzati sono ormai uno standard, ma con un approccio diverso. Qui tutto passa attraverso un sistema aperto basato su MPRIS, il protocollo che consente all’estensione di funzionare con praticamente qualsiasi player musicale compatibile, da Spotify a VLC fino ai browser web, ampliando enormemente le possibilità d’uso senza vincoli rigidi. Perché non utilizzarla? Provala.

Fonte: omgubuntu.co.uk

Il fondatore di Ubuntu MATE lascia e il progetto cerca nuovi leader

Ubuntu MATE è alla ricerca di un nuovo maintainer, dopo che il suo fondatore Martin Wimpress ha annunciato la decisione di farsi da parte, ammettendo con grande onestà di non avere più né il tempo né la stessa passione che lo aveva spinto a creare il progetto nel lontano 2014. Questa dichiarazione non solo segna la fine di un ciclo durato oltre un decennio, ma apre anche interrogativi concreti sul futuro di una delle distribuzioni più amate da chi preferisce un desktop tradizionale basato su MATE Desktop. La storia di Ubuntu MATE è strettamente legata a quella del ritorno a un’esperienza desktop classica, nata come alternativa alle interfacce più moderne e spesso più “sperimentali”, e diventata ufficialmente una derivata di Ubuntu nel 2015, conquistando negli anni una nicchia fedele di utenti grazie alla sua leggerezza, stabilità e filosofia conservativa. Ma proprio questa identità, costruita con cura nel tempo, oggi si trova a un punto di svolta. Il problema, infatti, non riguarda solo un cambio di leadership, ma una questione più ampia che coinvolge l’intero ecosistema open source. La mancanza di contributori attivi, una sfida sempre più evidente in molti progetti liberi dove il lavoro è spesso volontario e richiede competenze tecniche elevate, tempo e dedizione costante, e nel caso di una distribuzione Ubuntu-based questo significa occuparsi di packaging, test, sicurezza, bug fixing, coordinamento con Canonical e gestione della community, un carico di lavoro tutt’altro che banale, che non può essere sostenuto da una sola persona o da un gruppo ristretto. Le conseguenze di questa situazione arrivano come un fulmine a ciel sereno, in quanto Ubuntu MATE non avrà una versione 26.04 LTS, una scelta che riflette la necessità di garantire un supporto a lungo termine solo quando esistono le risorse per mantenerlo, evitando promesse che non possono essere rispettate. Nonostante ciò, parlare di “fine” sarebbe prematuro e probabilmente anche fuorviante: lo stesso Wimpress ha sottolineato che questa fase potrebbe rappresentare l’inizio di un nuovo capitolo, a patto che emergano sviluppatori disposti a raccogliere il testimone, e i primi segnali in questa direzione non mancano, con diversi membri della community che hanno già manifestato interesse a contribuire o addirittura a guidare il progetto. Ancora una volta sarà il tempo a dire come andrà a finire.

Fonte: omgubuntu.co.uk


Notizie dal Mondo

La VPN gratuita di Mozilla diventa realtà per tutti (ma con limiti precisi)

Qualche settimana fa abbiamo discusso di come Mozilla stesse mantenendo una promessa fatta alla comunità. Parliamo della nuova VPN gratuita integrata direttamente dentro Firefox, che finalmente è disponibile per tutti gli utenti, segnando uno dei cambiamenti più importanti degli ultimi anni per il browser open source, che ricordiamo punta sempre di più a distinguersi puntando su privacy, semplicità e integrazione nativa, evitando la necessità di installare estensioni di terze parti spesso poco affidabili o addirittura rischiose. Con il rilascio di Firefox 149, la funzione viene attivata e resa accessibile direttamente dall’interfaccia del browser, permettendo agli utenti di proteggere la navigazione con un semplice toggle, senza configurazioni complesse o software aggiuntivi, un approccio che abbassa drasticamente la barriera d’ingresso per chi vuole maggiore sicurezza online. Il funzionamento è tanto semplice quanto efficace: una volta attivata, la VPN instrada il traffico web attraverso server gestiti da Mozilla, nascondendo l’indirizzo IP e la posizione dell’utente e aggiungendo un livello di cifratura durante la navigazione, ma è fondamentale chiarire un punto spesso frainteso. Questa non è una VPN “completa”, bensì una soluzione limitata al solo browser, che protegge esclusivamente il traffico generato da Firefox e non quello delle altre applicazioni o dell’intero sistema operativo, una distinzione importante, che la rende più accessibile ma anche meno potente rispetto ai servizi dedicati. L'altro aspetto rilevante riguarda il limite mensile di traffico posto a 50 GB, una soglia piuttosto generosa per un utilizzo quotidiano - come navigazione, email o lettura di contenuti - ma che potrebbe risultare insufficiente per attività più intensive come streaming o download pesanti, e proprio questo limite suggerisce chiaramente la strategia dell’azienda, che punta a offrire una soluzione accessibile per tutti, mantenendo però un livello superiore di servizi attraverso il proprio prodotto a pagamento, Mozilla VPN. Non meno importante è il tema della disponibilità: al momento del lancio, la funzione è attiva solo in alcuni Paesi - tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia - e richiede un account Mozilla per essere utilizzata, due fattori che potrebbero limitarne inizialmente la diffusione ma che rientrano in una fase di rollout graduale.

Fonte: omgubuntu.co.uk

Amazon taglia il supporto per i vecchi Kindle e accende il dibattito sull’obsolescenza digitale

Una decisione destinata a far discutere arriva direttamente dal colosso americano Amazon, che ha annunciato la fine del supporto per molti dei suoi prodotti definiti vecchi, segnando di fatto la fine di un’epoca per milioni di lettori digitali che negli anni hanno trasformato questi dispositivi in compagni quotidiani di lettura. Il cambiamento non è affatto marginale, perché a partire dal 20 maggio 2026, tutti i modelli rilasciati fino al 2012 perderanno l’accesso a una parte fondamentale dell’esperienza Kindle, ovvero il collegamento diretto al Kindle Store, con la conseguenza che non sarà più possibile acquistare, scaricare o prendere in prestito nuovi ebook direttamente dal dispositivo, una limitazione che trasforma radicalmente il modo in cui questi e-reader possono essere utilizzati. Certo, i dispositivi non smetteranno di funzionare completamente, ma verranno progressivamente “isolati” dall’ecosistema Amazon, diventando di fatto solo ed esclusivamente dei lettori offline, capaci di aprire solo i contenuti già scaricati o trasferiti manualmente. Cambiamento che può sembrare tecnico ma che in realtà incide profondamente sull’esperienza utente. Dove basti pensare che l’intero valore del Kindle si basa proprio sull’integrazione con il cloud, la sincronizzazione e l’accesso immediato a un catalogo praticamente infinito di libri digitali.

La scelta di Amazon riguarda una lunga lista di dispositivi storici, tra cui il Kindle di prima generazione, il Kindle Keyboard, il Kindle Touch, il primo Kindle Paperwhite e diversi modelli della linea Kindle Fire, prodotti che in alcuni casi hanno superato anche i 14–18 anni di supporto, un dato che da un lato dimostra una certa longevità rispetto agli standard tecnologici moderni, ma dall’altro non basta a placare le critiche di chi vede in questa decisione un esempio di obsolescenza programmata, o per meglio dire “software-driven”, dove hardware ancora perfettamente funzionante viene limitato da scelte lato servizio. Le motivazioni ufficiali parlano di evoluzione tecnologica e sicurezza, due fattori reali ma spesso difficili da bilanciare con le aspettative degli utenti. Mantenere compatibilità con hardware molto datato implica costi crescenti e compromessi tecnici, soprattutto in un contesto in cui i servizi cloud, i protocolli di sicurezza e le infrastrutture digitali cambiano rapidamente. Di certo, questa spiegazione non basta a evitare le polemiche, soprattutto per quanto riguarda l’impatto ambientale e tecnologico. Secondo alcune stime, la decisione potrebbe contribuire alla generazione di centinaia di tonnellate di rifiuti elettronici, considerando che milioni di dispositivi ancora funzionanti rischiano di essere abbandonati o sostituiti prematuramente. Questo tema è sempre più centrale nel dibattito tecnologico contemporaneo, dove sostenibilità e diritto alla riparazione si intrecciano con le strategie commerciali delle grandi aziende, e proprio in questo contesto il caso Kindle diventa emblematico: un dispositivo progettato per durare nel tempo ma profondamente dipendente da un’infrastruttura online che, quando viene meno, ne ridimensiona drasticamente l’utilità. Non mancano comunque di base le alternative per gli utenti colpiti, dove sarà ancora possibile accedere alla propria libreria tramite le app Kindle su smartphone, tablet o browser web, oppure scegliere di aggiornare il dispositivo, opzione incentivata da Amazon stessa attraverso sconti e crediti ebook per chi decide di passare a modelli più recenti, una strategia che evidenzia chiaramente anche l’aspetto commerciale dell’operazione, tra rinnovo del parco dispositivi e spinta verso hardware più moderno. Altrimenti c'è chi online ha deciso di non abbassarsi a questi scopi puramente commerciali e di trasformare il proprio dispositivo in cornice e-ink. Le soluzioni non mancano, ma la domanda rimane sempre la stessa: quanto dovrebbe durare davvero un dispositivo nell’era del software e del cloud?

Fonte: theguardian.com

Fonte: omgubuntu.co.uk

Fonte: theverge.com


Aggiornamenti e statistiche

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NewsletterItaliana/2026.014 (l'ultima modifica è del 14/04/2026 19.25.37, fatta da essedia1960)